Dal 22 al 29 aprile gli ospedali della provincia di Ragusa saranno protagonisti dell’(H) Open Week dedicata alla salute della donna, iniziativa promossa da Fondazione Onda ETS in occasione dell’11ª Giornata nazionale della salute femminile. Aderiscono al programma gli ospedali “Giovanni Paolo II” di Ragusa, “Maggiore-Baglieri” di Modica e “Riccardo Guzzardi” di Vittoria, tutti insigniti […]
Donne e pandemia. Centocinquanta donne lavoratrici della provincia di Ragusa hanno gettato la spugna
05 Mag 2021 09:56
Donne e pandemia: i dati parlano chiaro. Poco più di 150 donne, solo nella provincia di Ragusa (qualche migliaio in tutta la Sicilia), soprattutto coloro che hanno figli, sono state costrette a lle dimissioni a causa della pandemia. E lo smart working si è trasformato per le donne in un sovraccarico senza soluzione di continuità. E tutto ciò nella regione in cui gli asili nido accolgono meno del dieci per cento dei bimbi da zero a tre anni. E’ questa la denuncia della segretaria generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, che parla della necessità di creare un’agenda di genere e di adottare misure che concilino vita e lavoro oltre che un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile.
“Quasi una donna su quattro oggi – spiega la segretaria dell’Ust Cisl Rg Sr – non lavora, con un gap di quattro-cinque punti peggiore del tasso dei senza lavoro maschi. Inoltre, le lavoratrici madri che in questi mesi sono state costrette a lasciare il lavoro lo hanno fatto per l’impossibilità di conciliarlo con le attività di cura in famiglia.
Oltretutto perché anche lo smart working, di cui si è fatto largo uso dalla primavera 2020 in poi, si è tradotto per le donne in un enorme sovraccarico senza soluzione di continuità. E in molte sono state costrette a gettare la spugna”.
La Cisl punta l’attenzione sull’inadeguatezza del sistema regionale del welfare e dei servizi socioassistenziali. “Che invece – sottolinea Carasi – dovrebbero favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e nei circuiti dell’economia. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che gli asili nido accolgono attualmente meno del dieci per cento dei bimbi da zero a tre anni, si ha chiara la sensazione di come pesante sia l’ipoteca che pende sulle giovani coppie. E sulle donne specialmente.
Dobbiamo, per questo, puntare alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La nostra organizzazione sindacale, inoltre, ha chiesto alla Regione l’incremento del tempo pieno nelle scuole primarie e in quelle secondarie di primo grado; il potenziamento dei consultori e dei servizi di medicina territoriale. E ai sensi della Convenzione di Istanbul, il rafforzamento delle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne in quanto grave violazione di fondamentali diritti umani”.
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