DOLLARI, PISTOLE E NUOVI TUMULTI

Lo “spaghetti-western” (termine orrendo) esplose con Per un pugno di dollari, di Sergio Leone, nel ’64. Quel film inaugurò una stagione ricchissima del cinema italiano, cui parteciparono grandi firme (Damiani, Corbucci, Sollima) e artigiani. Ci fu spazio anche per ciarpame privo di ogni valore ma complessivamente il fenomeno propose una faccia della cinematografia italiana interessante e, in alcuni casi, decisamente creativa. Come è felicemente documentato nel libro di Castagna e Graziosi Il western all’italiana.

Le radici del western italiano affondano nel filone classico degli Hawks, dei Mann e soprattutto in quel meraviglioso esempio di western sociale che fu I magnifici sette. Ma la cifra che poi Leone e gli altri diedero ai loro film sarebbe stata definitivamente quella di un cinema realistico, iper-violento, e molto spesso di denuncia (sociale e persino politica), perfettamente dentro i tempi (anni ’60). Leone, in particolare, sperimentò soluzioni registiche innovative, con un uso inedito dei tempi dilatati (C’era una volta il west), un respiro epico fino a lui sconosciuto dal western (Il buono, il brutto e il cattivo), un registro ironico spiazzante (Per qualche dollaro in più).

Fra tutti forse spicca proprio Il buono, il brutto e il cattivo, del ’66, un film insieme avvincente e struggente, divertente e profondo, con alcuni momenti indimenticabili come quello del “triello” finale: Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Eli Wallach impegnati nella finale resa dei conti.

E’ però assolutamente riconosciuto che i film di Leone, capolavori del cinema mondiale, non avrebbero avuto l’impatto, , la forza evocativa, l’energia emotiva che gi si riconoscono senza la meravigliosa musica di Ennio Morricone, che ha scritto probabilmente le sue pagine migliori proprio durante la collaborazione col regista romano.

Una versione affascinante, raffinata, essenziale della sua opera è quella proposta dal violoncellista cinese Yo Yo Ma, uno dei maggiori strumentisti al mondo, nel suo Plays Morricone,in cui si fa accompagnare dalla Sinfonietta Orchestra di Roma. I temi importanti ci sono tutti, anche quelli che Morricone scrisse per altri registi (Joffe per Mission, ad esempio), ma alla fine sono sempre e solo quelli dei film di Leone che prendono di più allo stomaco e fanno rizzare i peli in corpo: fra tutti il tema principale di C’era una volta il west (una melodia struggente e, appunto, epica) e – ancora – il motivo che accompagna la scena del triello in Il buono il brutto e il cattivo, probabilmente lo zenith dell’arte di Morricone, con la sua descrittività western bagnata nell’intensità assoluta della melodia e il crescendo dinamico che moltiplica la forza della sequenza.

Yo Yo Ma ne dà un’interpretazione emozionante.

 

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