DIETA MEDITERRANEA ESISTE UN MODELLO UGUALE PER TUTTI?

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Se c’è una dieta che non passa mai di moda e della quale – nel bene o nel male -, si sente sempre parlare, quella è la dieta mediterranea. Fondata su valide basi scientifiche e analizzata anche dal punto di vista storico, è una dieta idealmente facile da mettere in pratica per noi italiani. Siamo sicuri, però, che tutti gli italiani mangiano secondo le linee guida di questo noto modello nutrizionale?

Da un punto di vista scientifico, si definisce dieta mediterranea (DM) la dieta abitualmente consumata in Italia meridionale e insulare e in Grecia durante gli anni ‘50.

Ancel Keys, fisiologo e biologo statunitense, fu il primo studioso a darle visibilità mondiale, codificandone le caratteristiche e dandole dignità e validità scientifica. Sbarcato a Salerno nel 1945, Keys si accorse che le malattie cardiovascolari, diffuse nel suo Paese, qui erano molto limitate. Infatti, tra la popolazione del Cilento, l’incidenza delle cosiddette malattie del benessere (aterosclerosi, ipertensione, diabete, obesità) era particolarmente bassa. Queste osservazioni furono alla base del “Seven Countries Study”, un’approfondita indagine che analizzò le abitudini alimentari di dodicimila soggetti tra Giappone, Stati Uniti, Jugoslavia, Germania, Olanda, Grecia, Finlandia e Italia.  Dallo studio, divenuto una pietra miliare della scienza della nutrizione, emerse che quanto più l’alimentazione dei soggetti analizzati si discostava dagli schemi mediterranei, maggiore era l’incidenza delle suddette patologie.

Dagli anni ’70 in poi, il fermento nella ricerca scientifica sulla Dieta Mediterranea aumentò notevolmente, e a oggi sono molteplici gli studi volti ad approfondirne i suoi effetti sulla salute.

Nel 2008, inoltre, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha riconosciuto la DM come dieta di riferimento biologica, mentre nel 2010 l’UNESCO l’ha riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

 

Vediamo quindi i punti cardine di quella che è considerata la dieta migliore per la nostra salute.

La dieta mediterranea tradizionale è caratterizzata dall’abbondanza di alimenti vegetali come pane, pasta, verdure, insalate, ortaggi, legumi, frutta e frutta secca; prevede l’olio extravergine di oliva come fonte primaria di grassi e promuove un moderato consumo di pesce, carne bianca, latticini e uova, mentre limita la quantità di carne rossa (1-2 volte al mese). Contempla inoltre il consumo di vino rosso durante i pasti (un bicchiere a pasto per l’uomo e mezzo per la donna).

Questa dieta ha un basso contenuto di acidi grassi saturi, e un alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi che derivano principalmente dall’olio d´oliva. È inoltre ricca in carboidrati e fibra ed è quindi caratterizzata da un basso indice glicemico (GI).

La ripartizione dei nutrienti prevede quindi che dai carboidrati provenga il 55–60% del fabbisogno calorico totale, dalle proteine il 10-12%, e dai grassi il 30%, con buona prevalenza di monoinsaturi.

Sono da notare anche gli apporti contenuti di sodio (sale), elevati di potassio e altri minerali, nonché di molecole antiossidanti  quali vitamine C e E, carotenoidi e polifenoli.

La DM raccomanda l’uso di prodotti freschi, di stagione e produzione locale, e l’utilizzo costante e appropriato di aromi (aglio, cipolla, prezzemolo, basilico, etc..).

Attraverso la tutela e la promozione di numerosi prodotti tipici, concorre inoltre alla salvaguardia di un prezioso patrimonio culturale, oltre che gastronomico, fatto di tradizioni, odori e sapori non facilmente riproducibili.

 

Però, quanto di tutto questo è rispettato nel nostro Paese? Quante aree o regioni aderiscono alle indicazioni della DM, e quante se ne discostano? Di recente, si parla sempre più spesso della necessità di studi e approfondimenti sulle abitudini alimentari di alcune aree italiane d’interesse, ed è facile comprenderne il perché.

Valutando la situazione della DM in Italia, esistono, in primis, notevoli differenze nelle abitudini alimentari sia tra nord, centro, sud e isole, sia tra singole regioni, e perfino in diverse aree di una stessa regione. Ad esempio, al sud prevale da sempre l’uso di grano duro, mentre al nord è il grano tenero a fare da padrone; la produzione di olio extravergine di oliva è maggiore in Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio, mentre quella di vino prevale in Veneto, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia e Piemonte; ancora, il pesce è consumato solo in alcune aree, e per molte verdure e cereali si osserva un’alta variabilità interregionale. Non si può, dunque, parlare di un modello quotidiano valido per tutta l’Italia, proprio per la differenza di alcune preparazioni e ingredienti di base!

 

Questo tipo di alimentazione è sicuramente più rappresentato al centro-sud rispetto al nord Italia (maggior consumo di pesce fresco, olio d’oliva e vegetali vs maggior consumo di carni rosse, insaccati e burro), ma si osserva comunque un’elevata eterogeneità degli alimenti (alcuni vegetali sono prodotti in località specifiche, ad es. cime di rapa pugliesi, broccoletti siciliani, friarielli campani, peperoncino calabrese, etc..), e il culto per ricette tipiche e locali, raramente riprodotte in tutto il territorio.

Con la globalizzazione, inoltre, è aumentata la presenza sulle tavole di alimenti etnici, determinandone l’integrazione nella dieta quotidiana e contribuendo all’evoluzione delle abitudini quotidiane (oltre che all’impoverimento della biodiversità agricola di alcuni territori).

Nel panorama italiano, dunque, l’adesione al modello nutrizionale della DM non è scontata, e il concetto stesso di dieta mediterranea appare ormai poco definito, sia per la coesistenza di piatti e prodotti tipici diversi, sia per le tradizioni alimentari discordanti (soprattutto per pesce, ortaggi e spezie). Si dovrebbe parlare allora di diete mediterranee? Forse si.

Sarebbe necessario, in primis, caratterizzare i modelli nutrizionali a livello locale, per poter poi delineare un profilo dietetico idoneo a ciascuna area di interesse, e sfruttarlo per promuovere uno stile di vita sano ma non utopico da realizzare.

 

 

 

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