Può capitare nel 2019 che dei lontani discendenti paraguaiani partiti da Ragusa nel lontano 1906 si commuovano al momento in cui mettono piede a Ragusa per la prima volta in vita , provino l’insopprimibile voglia di inginocchiarsi a terra e baciare il suolo degli avi, rinnovando la stessa emozione con contorno di lacrimuccia nel momento in cui scoprono l’esistenza della casa natia dei trisavoli, e dicono a chiare lettere di aver finalmente realizzato il sogno della vita coltivato sin da bambini?
Ebbene sì, capita anche nei nostri giorni, in cui il dramma dell’emigrazione al contrario è vissuto senza il necessario equilibrio sociale e collettivo, e la giusta considerazione delle sofferenze dei migranti.
Il caso di cui trattiamo riguarda Marcelo Addario, quarantenne commerciante di Asuncion, che sin da bambino sentiva forte il bisogno di conoscere le proprie radici.
Il nonno Giovanni, nato a Ragusa nel 1905, ad appena un anno ( quanti bambini sbarcano ora sulle coste sicule…sic..) veniva portato nel 1906 su un piroscafo in Sudamerica dai genitori Addario Francesco e Pluchino Salvatrice, siracusano il primo , ragusana la seconda. Siamo agli inizi del novecento, quando il sogno dell’Eldorado americano costituiva giusto pretesto per recidere i legami con la terra natia, affrontare i disagi di un lunghissimo viaggio e abbracciare l’ignoto. Tutti temi di una straordinaria attualità.
Dal nonno Giovanni nasce Osvaldo nel 1937, e successivamente Marcelo, novello Ulisse roso dal bisogno di far luce sul proprio passato.
Con le figlie Stefania e Bianca va a Ragusa, non ha nessun contatto, se non quello con l’Associazione Ragusani nel Mondo, nato in occasione degli scambi culturali di 10 anni fa. Arriva alla meta agognata, si inginocchia come primo gesto per baciare il suolo degli avi, con l’unica traccia sulla residenza dei bisnonni data da un lacero atto di nascita trova la casa natia dei lontani trisavoli, nei pressi di Piazza Salvatore, intervista i vicini della strada, chiede conferma, trova dei lontani parenti e qui è tutto un effluvio di lacrime e di commozione, che si rinnova quando va a visitare la sede dell’Associazione Ragusani nel Mondo.
Straordinaria storia di ordinaria ricerca delle proprie radici, che tanto ci insegna per capire meglio i drammi dell’emigrazione del 2019.
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