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“CRONISTI NEL MIRINO DELLE MAFIE”: LA REALTA’ DEI GIORNALISTI MINACCIATI PER CIO’ CHE SCRIVONO
23 Nov 2011 17:27
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In epoche passate la libertà di stampa era quasi considerata un’utopia: dovevano essere scritte per la maggior parte cose che dovevano sostenere questa o quella personalità, o questo o quello schieramento politico. La censura era all’ordine del giorno e chi “sbagliava a scrivere” spesso veniva arrestato, esiliato, addirittura condannato a morte.
Oggi la situazione non è sicuramente quella appena descritta, ma per ciò che hanno scritto, solo nel 2011 , sono stati minacciati 237 giornalisti e ben 800 negli ultimi cinque anni: dati che provengono da “Ossigeno per l’Informazione”, un osservatorio istituito circa tre anni fa con l’obiettivo di monitorare la condizione dei numerosi cronisti minacciati in Italia e di rafforzare la loro protezione.
Un fenomeno dilagante di cui però pochi possono parlare: RaiNews24 ha dunque optato per un’inchiesta realizzata da Flaviano Masella, “La vita per una notizia. Cronisti nel mirino delle mafie”, che andrà in onda stasera, mercoledì 23 novembre alle ore 22.oo e in replica domenica 27 novembre alle ore 18.3o.
Nell’inchiesta di RaiNews24 parleranno tanti giornalisti presi di mira quotidianamente per il loro lavoro di cronaca e di denuncia.
Una delle tante vittime delle intimidazioni vive a Gela e collabora con vari quotidiani siciliani: “Non va bene quello che scrivi, questo è l’ultimo avvertimento”, le parole di uno dei tanti messaggi minatori ricevuti.
Paradossalmente chi lavora in un piccolo giornale rischia sicuramente di più, specialmente nel mezzogiorno, dove le mafie sono radicate e risulta difficile alla fine non rischiare di scontrarsi con i suoi interessi.
L’80% dei 125 giornalisti uccisi nel mondo tra il 2008 e il 2009, rivela l’ultimo rapporto dell’Unesco, non erano corrispondenti di guerra bensì cronisti locali che facevano inchieste.
Anche in Italia i cronisti locali sono quelli che rischiano di più: per tappare la bocca ai cronisti scomodi dei piccoli giornali, racconta l’inchiesta di RaiNews, ormai sempre più spesso si fa un uso intimidatorio delle querele e delle cause civili.
Una situazione difficile quindi, intollerabile ma che nonostante tutto continua a esistere e che molti temono di denunciare: l’inchiesta di Masella porterà dunque alla luce una realtà sepolta così magari da aprire gli occhi a chi da tempo li tiene chiusi, o fa finta di non vedere. Così da riuscire ad analizzare i caratteri del problema e trovarne i possibili rimedi.
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