Chiaramonte, otto dipendenti in mobilità lasceranno il comune. Prime conseguenze del dissesto

Chiaramonte, otto dipendenti in mobilità lasceranno il comune. Prime conseguenze del dissesto

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Otto dipendenti che perderanno il lavoro. Otto lavoratori in esubero che dovranno andare in mobilità. È una delle conseguenze del dissesto a Chiaramonte Gulfi.

Nella cittadina pedemontana, venti mesi fa, il consiglio comunale ha proclamato il dissesto finanziario, approvando la proposta presentata dalla dirigente del settore finanziario. Una delle conseguenze è il ridimensionamento dell’organico del comune, in base alle norme previste a livello nazionale.

Per Chiaramonte ci sarà la necessità di mandare a casa alcuni dipendenti comunali. Di questa eventualità si parla da tempo, ma solo ieri il sindaco Mario Cutello ha incontrato i dipendenti comunali e ha comunicato loro i numeri ufficiali degli esuberi. Dovrebbero andare a casa otto persone: cinque di categoria C e tre di categoria B. Ciò per salvaguardare la possibilità per l’ente di indire concorsi per assumere dei dirigenti, di cui attualmente l’ente è carente.

I dipendenti comunali che dovrebbero andare a casa avrebbero comunque delle tutele. Per due anni percepirebbero comunque un’indennità (l’importo dello stipendio decurtato del 20%), potrebbero essere trasferiti in altri enti che hanno fabbisogno di personale e che potrebbero attingere agli elenchi di mobilità. Per loro, inoltre, ci sarebbero le garanzie contributive: maturerebbero cioè i requisiti pensionistici come i loro colleghi e, al momento della pensione, avrebbero garantito l’importo pensionistico.

“Questa è una fase preliminare – ha detto il sindaco – ho incontrato i dipendenti e ho voluto parlare loro con chiarezza. Ora trasferiremo il nostro progetto ai sindacati e avvieremo con loro la concertazione prevista dalla legge. Non c’è ancora nessuna decisione definitiva. Si deciderà tutto insieme ai sindacati”.

La scelta del sindaco di incontrare i lavoratori non è però piaciuta ai sindacati. Nunzio Fernandez, della Cgil, Santa Farruggio, della Cisl, e Francesca Novello, della Uil, hanno protestato con forza. I tre hanno scritto al sindaco, alla dirigente del settore Personale e al segretario comunale. La lettera è stata inviata anche al Prefetto. “Alla riunione convocata per illustrare ai dipendenti la nuova pianta organica sono stati esclusi i rappresentanti delle organizzazioni sindacali – scrivono Novello, Farruggio e Fernandez – invece erano presenti esperti, assessori e consiglieri. Questa esclusione è un grave atto di autotutela antisindacale, in violazione dei principi fondamentali di correttezza e trasparenza nelle relazioni istituzionali tra l’Amministrazione e le rappresentanze dei lavoratori, sanciti dall’art. 28 della Costituzione”. I tre ricordano che “il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali è un obbligo di legge e un diritto fondamentale dei lavoratori, per garantire un confronto aperto e democratico”.

I sindacalisti lamentano poi l’incertezza dei numeri. “Nell’ultimo incontro del 4 febbraio i dipendenti da porre in mobilità erano quattro, oggi sono diventati otto. Perché? Forse per far posto ad assunzioni esterne, circostanza che alimenta grande preoccupazione tra i dipendenti”.

Dal Comune fanno sapere che gli incontri con i sindacati ci saranno.

Intanto, nell’ente e in città circolano i nomi di coloro che, a causa del dissesto, dovranno lasciare il proprio posto di lavoro. È una delle conseguenze del dissesto. In passato, in altri enti che erano andati incontro al dissesto, gli esuberi e quindi la mobilità erano stati evitati grazie a un intervento della Regione che aveva garantito gli stipendi. Ora questa norma, pur se ancora esistente, non è stata finanziata. E per i dipendenti di Chiaramonte Gulfi si preparano tempi difficili.

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