RAGUSA – Non c’è pace per le strutture sanitarie della provincia di Ragusa. L’ultimo episodio di infiltrazioni d’acqua all’ospedale Giovanni Paolo II ha riacceso i riflettori su una gestione della manutenzione che il sindacato Nursind definisce ormai insostenibile. La chiusura temporanea delle sale operatorie del blocco parto e dei corridoi ambulatoriali di ginecologia, ortopedia e […]
Centri storici sempre più vuoti: da Modica a Ragusa il rischio desertificazione diventa emergenza
15 Feb 2026 19:28
Lo spopolamento dei centri storici non è più un fenomeno episodico o legato a fasi cicliche dell’economia. È un processo strutturale che sta cambiando il volto delle città della provincia iblea. A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, è stato Vito D’Antona di Sinistra Italiana Modica, che ha richiamato l’attenzione sul progressivo svuotamento di Modica Alta, prima e di Modica Bassa, dopo.
Un fenomeno che non riguarda solo la residenza, ma anche le attività economiche, sempre più orientate verso quartieri di più recente espansione come il Sacro Cuore. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strade che un tempo erano cuore pulsante della vita cittadina oggi, soprattutto nelle ore serali, appaiono silenziose e deserte.
Ma Modica non è un caso isolato. Anche a Ragusa, negli ultimi anni, il dibattito si è acceso attorno a Via Roma, asse commerciale e simbolica del centro cittadino, che ha visto chiusure di negozi storici, trasferimenti verso aree periferiche e una progressiva riduzione del passeggio. Serrande abbassate e locali sfitti raccontano una trasformazione lenta ma costante.
Le cause sono molteplici e intrecciate. I centri storici si svuotano per: difficoltà logistiche e infrastrutturali come: Parcheggi insufficienti, viabilità complessa, edifici vetusti e costi elevati di ristrutturazione scoraggiano residenti e imprenditori. Mutamento dei consumi: centri commerciali, grande distribuzione e acquisti online hanno modificato radicalmente le abitudini, riducendo il flusso verso le botteghe tradizionali. Costi e fiscalità: per molti operatori economici, affitti, imposte e spese di gestione risultano meno sostenibili rispetto alle zone periferiche.
Il rischio, oltre a quello economico, è culturale e identitario. I centri storici non sono solo spazi fisici: rappresentano memoria, relazioni sociali, tradizioni. Quando si svuotano, si perde un pezzo di comunità.
Nell’intervento di D’Antona si propone l’istituzione di un tavolo permanente con associazioni di categoria come CNA e Confcommercio, rappresentanti dei quartieri ed esperti, per avviare una strategia condivisa. L’idea è superare gli interventi spot e puntare su misure strutturali.
Tra le soluzioni indicate ci sono i Piani particolareggiati di rigenerazione urbana, già sperimentati in altre città, per programmare servizi, infrastrutture e funzioni compatibili con la vita moderna. Incentivi economici mirati, attraverso contributi, finanziamenti a tasso agevolato e convenzioni bancarie. Sgravi fiscali di lungo periodo per chi trasferisce la residenza o avvia un’attività nel centro storico. Accesso a fondi regionali e nazionali per il recupero del patrimonio edilizio.
Ma la leva economica da sola potrebbe non bastare. Serve una visione integrata: mobilità sostenibile, eventi culturali continuativi, spazi di coworking, politiche abitative per giovani coppie e professionisti, valorizzazione turistica che non si limiti a un consumo “mordi e fuggi”.
La desertificazione dei centri storici non è inevitabile, ma è il risultato di scelte (o mancate scelte) nel tempo. Rigenerare significa investire, programmare e soprattutto credere che il cuore antico delle città possa ancora essere luogo di vita quotidiana, non solo scenario per cartoline o turismo stagionale.
A Modica come a Ragusa, il tempo delle analisi sembra finito. La sfida è trasformare il problema in opportunità, riportando famiglie, professionisti e imprese dentro quei vicoli che per secoli hanno rappresentato l’anima della comunità. Perché un centro storico che si spegne non è solo un quartiere che cambia: è una città che perde centralità, identità e futuro.

© Riproduzione riservata