Capodanno amaro per il turismo in Sicilia: presenze in calo, pesa il caro-voli

L’onda lunga delle feste natalizie non ha retto fino a Capodanno. Se a dicembre la Sicilia era riuscita a difendersi con numeri tutto sommato dignitosi, tra la fine dell’anno e l’Epifania il quadro è cambiato radicalmente. Nemmeno l’Etna, protagonista di spettacolari eruzioni invernali, è riuscito a invertire la tendenza.

Secondo il monitoraggio del Ministero del Turismo e di Enit, l’Isola si colloca al terzultimo posto in Italia per tasso di occupazione delle strutture ricettive: appena il 44,45%, davanti soltanto a Calabria e Lombardia. Un dato che fotografa con chiarezza le difficoltà strutturali del turismo siciliano nei periodi di alta domanda.

A incidere, ancora una volta, è soprattutto la questione dei collegamenti. L’assenza dell’alta velocità ferroviaria, le criticità della rete autostradale e la quasi totale dipendenza dal trasporto aereo rendono la Sicilia una meta costosa e poco competitiva per soggiorni brevi. Durante le festività, i prezzi dei voli hanno raggiunto livelli proibitivi, spingendo molti potenziali visitatori – italiani e stranieri – a rinunciare o a scegliere destinazioni alternative.

Così, invece di ammirare le colate laviche sulla neve o trascorrere qualche giorno di relax tra Nebrodi e Madonie, i turisti hanno preferito regioni più facilmente accessibili e con un miglior rapporto qualità-prezzo. Il Centro Italia, in particolare, ha intercettato una fetta importante di domanda grazie a un’offerta che combina montagna, città d’arte ed enogastronomia.

La Basilicata, con un’occupazione del 50,28%, beneficia anche dei miglioramenti infrastrutturali in corso e di un ridimensionamento dei prezzi dopo il boom di Matera Capitale della Cultura. Bene anche Abruzzo (51,5%) e Umbria (56%), considerate mete suggestive e più abbordabili.

Non brillano neppure regioni tradizionalmente forti: Toscana, Liguria, Veneto e Piemonte si attestano tutte sotto il 50%, mentre il Lazio paga le tensioni sui prezzi legate al Giubileo. Fa eccezione la Campania, dove Napoli continua a esercitare un forte richiamo, soprattutto per il Capodanno.

Chi ha scelto vacanze di fascia alta si è invece concentrato sulle grandi destinazioni sciistiche del Nord: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia registrano i migliori risultati, con tassi di occupazione che superano il 60%.

Un elemento inatteso emerge però dall’analisi complessiva: i giorni di maggiore afflusso non sono stati quelli immediatamente a ridosso del 31 dicembre, ma il 6 e 7 gennaio, quando si registra un aumento delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025. Un segnale che conferma una tendenza ormai consolidata: si viaggia, ma cercando di ridurre al minimo i costi legati ai trasporti.

Nel complesso, tra il 30 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026, secondo i dati riportati dal quotidiano La Sicilia, il tasso medio nazionale di occupazione delle strutture ricettive si è attestato al 47,8%, in crescita rispetto all’anno precedente. Un risultato che colloca l’Italia leggermente al di sopra dei principali competitor europei e conferma l’attrattività del Paese anche nella stagione invernale.

L’Italia resta una meta molto apprezzata dai turisti stranieri, attratti da città d’arte, mercatini natalizi, montagna, borghi e percorsi enogastronomici. Ma il caso Sicilia continua a evidenziare una fragilità strutturale: senza interventi concreti su trasporti e accessibilità, nemmeno il fascino dei suoi simboli naturali più potenti riesce a colmare il divario con il resto del Paese.

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