BELLASSAI: IL TRISTE EPILOGO DELLA FARSA POLITICA DEL SINDACO ALFANO A COMISO

Diteci pure che, quando eravamo al governo noi, abbiamo commesso errori. Diteci pure che, quando eravamo al governo noi, potevamo fare meglio, di più. Diteci pure quello che volete, ma consentiteci di dirvi che, quando eravamo al governo noi, Comiso non è mai stata così trascurata, così gretta, così tetra. Del resto, poiché non sono passati decenni, il ricordo di com’era la nostra città non dovrebbe essere svanito. Il ricordo di una città viva, vivida, laboriosa, intensa, feconda, creativa… Una città, insomma, di cui andare orgogliosi. Una città che veniva guardata come esempio e, qualche volta, con invidia. Come le altre, una città con mille problemi, ma con altrettante soluzioni; di quelle soluzioni, inaspettate e formidabili, che i comisani sanno bensì sfoderare nei momenti più difficili, ma nella consapevolezza che ad avallarli, sostenerli c’è un’amministrazione pronta, concreta, preparata e attenta. Quando questa non c’è, quando questa è inconigliata negli anfratti dell’autoreferenzialità, anche la proverbiale inventiva, la fantasia dei comisani fanno fatica a venire fuori, a mostrarsi.

     Ed è esattamente quello che oggi sta succedendo a Comiso. Una classe dirigente assente, scollata completamente dal territorio, rinchiusa tra le mura del palazzo a godere dei propri piccoli privilegi e sorda alle proteste che, da ultimo, l’umida brezza estiva trasporta insieme al fetore della spazzatura sparsa per le strade. Una classe dirigente che, per conclamata incapacità, sta lasciando ai commissari l’onere di decidere, tra le altre cose, su Bilancio e Piano Regolatore Generale. Due dei settori, degli ambiti che maggiormente contraddistinguono l’operato di un governo cittadino. Una classe dirigente che ha dilapidato le casse del comune sperperando quattrini a destra e a manca per cose decisamente inutili di cui non vi è traccia, e che ora non sta riuscendo a fare una sola delle manifestazioni artistico-culturali, delle attività che fino a ieri animavano la nostra città e la contraddistinguevano in provincia e in Sicilia. Per farla breve, una classe dirigente rantolante e confusa. E tuttavia arroccata e arrogante. Una classe dirigente, quella di Alfano e la sua evanescente giunta, che sta provocando a Comiso danni enormi, irreparabili.

     Tutto questo è insopportabile. Insostenibile. Imbarazzante.

     E però questi amministratori non provano vergogna, non arrossiscono di fronte al disastro totale e diffuso che stanno producendo, sistematicamente, in ogni campo.

     Non c’è altra spiegazione: probabilmente abbiamo fatto qualcosa di molto grave, noi comisani, per meritarci tutto questo, per meritarci un castigo così pesante.  Coraggio: qualsiasi sia la colpa, finiremo di espiarla tra una manciata di mesi. Forse.

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