Agenzie di viaggio, dalla protesta romana alla situazione disperata che riguarda gli operatori dell’area iblea

Palloni colorati, tante valigie drammaticamente e irrimediabilmente vuote, migliaia di volti tesi e preoccupati che le mascherine non riescono a nascondere. Le agenzie di viaggio, dopo Torino e Napoli, ieri hanno manifestato a piazza del Popolo a Roma per fare sentire le loro ragioni al Governo e per far capire che quei 25 milioni a loro destinati nell’ultimo decreto non basteranno a sanare la crisi nera di un settore messo in ginocchio dal “ciclone” Covid-19 e che rischia di non farcela.

“Un problema reale e molto pesante che, purtroppo, riguarda anche le agenzie di viaggio presenti sul nostro territorio ibleo – afferma il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti – è fondamentale che possano essere fatte valere determinate richieste nei confronti del Governo”.

Quali queste richieste? “La prima – sostiene ancora Manenti – riguarda i distanziamenti. Sicurezza sì ma basta distanze sia nelle strutture ricettive che sugli aerei, basta governare con la paura altrimenti il turismo, che ricordo vale il 13% del Pil, non ce la farà a ripartire e con esso anche l’economia italiana. La seconda cosa che la categoria ha chiesto è fare un intervento diretto in questo decreto a sostegno delle agenzie di viaggio che sono totalmente colpite da questa crisi e che non hanno avuto quasi nulla a differenza di altre categorie che invece sono state sostenute.

La terza richiesta è che si usino bene i fondi strutturali europei, come il Recovery fund, per fare un progetto a lungo termine di innovazione del turismo e un tavolo concreto su questo aspetto”. E il presidente Manenti aggiunge: “Una cosa del genere distrugge totalmente il settore ma, dato che non ci saranno turisti stranieri quest’anno, distrugge anche l’economia italiana. Lo ripeto: è importante essere chiari, concordare a livello europeo le cose e fare programmi a lungo termine”. Sui 25 milioni del decreto Rilancio non ci sono dubbi: “Pochissimi. Sono, diciamolo pure, una presa in giro”.

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