Iblea Acque flop: a Ragusa un immobile da quasi un anno in attesa di allaccio idrico. Le richieste inascoltate

Una richiesta presentata quasi un anno fa e, ad oggi, ancora nessuna risposta concreta. È la segnalazione che arriva da una cittadina di Monterosso Almo, la signora Lucia che segnala alla nostra redazione i ritardi nell’attivazione di un nuovo impianto idrico da parte di Iblea Acque S.p.A.

La richiesta di realizzazione del nuovo allaccio, relativa a un immobile situato in via Monte Cencio a Ragusa, risale al 24 marzo 2025, come attestato dal contratto n. 1272. Per la pratica è stato regolarmente versato l’importo previsto, pari a 205,70 euro.

Nonostante il tempo trascorso, secondo quanto riferito dalla cittadina, non è mai arrivata alcuna comunicazione ufficiale, né una convocazione per il necessario sopralluogo tecnico, passaggio indispensabile per procedere all’attivazione del servizio.

Il sollecito formale, datato 6 febbraio 2026, evidenzia come siano ormai ampiamente superati i tempi tecnici previsti e richiama l’attenzione sull’essenzialità del servizio idrico, bene primario che non può essere soggetto a silenzi prolungati o rimpalli burocratici.

Iblea Acque S.p.A. è una società in house a capitale interamente pubblico, partecipata dai Comuni dell’ex Provincia di Ragusa, soci dell’Ambito Territoriale Idrico. Una natura giuridica che certifica il carattere pubblico del servizio e che dovrebbe tradursi, nella pratica, in attenzione, trasparenza ed efficienza nei rapporti con i cittadini-utenti.

Secondo numerose segnalazioni che arrivano dal territorio, però, la realtà sarebbe ben diversa. I cittadini lamentano difficoltà nel contattare gli uffici, sportelli spesso inadeguati a fornire risposte chiare e tempi di attesa lunghissimi, anche solo per comprendere lo stato delle pratiche. Non sono pochi coloro che raccontano di code estenuanti, di tentativi telefonici andati a vuoto e di una comunicazione ritenuta insufficiente, a fronte di bollette sempre più onerose.

Una situazione che alimenta malcontento e frustrazione, soprattutto perché riguarda un servizio essenziale come l’acqua, e che solleva interrogativi sulla responsabilità dei Comuni soci, chiamati non solo a partecipare formalmente alla società, ma anche a vigilare sulla qualità del servizio reso ai cittadini.

In un contesto di gestione privata, osservano in molti, risultati simili avrebbero già prodotto conseguenze. Nel caso di una società pubblica, invece, il rischio è che il disagio degli utenti resti senza risposte concrete, mentre i cittadini continuano ad attendere servizi per i quali pagano regolarmente.

La cittadina di Monterosso Almo resta ora in attesa di un riscontro urgente da parte di Iblea Acque, auspicando che la sua segnalazione possa contribuire a fare chiarezza e a sbloccare una pratica ferma da troppo tempo.

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