A Ragusa Ibla il Venerdì Santo tra silenzio e fede: una processione che emoziona da oltre tre secoli

Un silenzio carico di significato ha avvolto Ragusa Ibla in una sera che resterà impressa nella memoria della comunità. Tra le architetture barocche riconosciute dall’Unesco, la processione del Venerdì Santo ha attraversato le antiche strade come un lungo respiro trattenuto, trasformando la città in un luogo di raccoglimento, fede e intensa partecipazione.

Decine e decine di fedeli, nonostante il tempo incerto, hanno preso parte a uno dei momenti più profondi della Settimana Santa, vivendo la celebrazione della Passione del Signore in un’atmosfera di composta devozione.

Dal Duomo di San Giorgio il cammino del Cristo morto e dell’Addolorata

Dal maestoso Duomo di San Giorgio, simbolo spirituale della città, sono usciti i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata. La loro presenza, solenne e fragile al tempo stesso, ha guidato il corteo lungo le vie principali del quartiere.

Ai lati del percorso, due ali di fedeli con il cero votivo acceso hanno illuminato la processione con una luce tremante, quasi a custodire il dolore e il significato di una tradizione che si tramanda da generazioni.

Il clero delle chiese locali, guidato dal parroco don Giuseppe Antoci, ha accompagnato il cammino con sobrietà e raccoglimento, elementi che da sempre contraddistinguono questo appuntamento.

Musica, storia e tradizione: una processione che attraversa i secoli

A rendere ancora più intensa l’atmosfera è stato il contributo dell’associazione musicale “San Giorgio”, le cui note hanno scandito il passo dei portatori, amplificando il senso di drammaticità e spiritualità che caratterizza questo rito.

Ogni gesto e ogni suono hanno riportato alla memoria una tradizione antichissima: quella della processione più longeva della città, documentata sin dal 1713 e capace, da oltre tre secoli, di mantenere intatto il suo valore simbolico e identitario.

Una fede che è identità e comunità

Il Cristo morto e l’Addolorata rappresentano molto più che simboli religiosi: incarnano la fede profonda di una comunità che nel tempo ha costruito la propria identità attorno ai luoghi di culto e alle tradizioni spirituali.

Le confraternite, protagoniste del “Quarantore di adorazione del Santissimo Sacramento” e delle celebrazioni che hanno accompagnato la Settimana Santa, hanno contribuito a rendere ancora più significativo questo percorso di fede condivisa.

Il silenzio finale e l’attesa della Resurrezione

Il corteo si è sciolto nello stesso silenzio con cui era iniziato, lasciando nell’aria una sensazione sospesa tra dolore e speranza. Un’attesa che non è solo religiosa, ma profondamente umana: quella della Resurrezione, della luce che segue il buio.

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