Acqua “salata” a Pozzallo, ma non è solo una questione di bolletta: i cittadini chiedono chiarezza sui cloruri

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A Pozzallo continua a tenere banco la questione della qualità dell’acqua distribuita nella rete pubblica. Al centro della discussione ci sono soprattutto i livelli di cloruri rilevati nelle analisi e la tempestività con cui i dati vengono resi disponibili ai cittadini.

Secondo quanto denunciato dal circolo locale di Sud chiama Nord, un campione prelevato nel maggio 2026 dal pozzo di contrada Inchiudenda avrebbe fatto registrare 327 mg/l di cloruri, a fronte del valore di parametro di 250 mg/l indicato dalla normativa. Nel rapporto del laboratorio incaricato da Iblea Acque, inoltre, il campione viene indicato come “non destinabile al consumo umano”.

Un dato che riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nel 2023, quando il Comune di Pozzallo aveva emesso un’ordinanza di non potabilità della rete pubblica, rimasta in vigore per oltre 17 mesi e poi revocata nel gennaio 2025.

Oggi, però, la questione che maggiormente interessa i cittadini è soprattutto conoscere la situazione attuale. Se a maggio il valore dei cloruri era quello indicato nel rapporto, quali sono stati i risultati delle analisi effettuate nei mesi successivi? E, soprattutto, perché i dati relativi a Pozzallo non risultano aggiornati con la stessa tempestività di quelli di altri Comuni della provincia?

È proprio questo il punto sul quale la politica e i cittadini chiedono maggiore chiarezza: non soltanto conoscere il dato, ma poter consultare con continuità l’andamento della qualità dell’acqua.

Sud chiama Nord chiede quindi la pubblicazione dello storico delle analisi dei cloruri a Pozzallo, a partire dal 2023, e che i risultati rimangano disponibili e facilmente consultabili nel tempo.

Al di là delle contrapposizioni politiche, resta una questione concreta: i cittadini hanno diritto di sapere quale acqua arriva nelle loro case e di avere informazioni aggiornate e trasparenti sulla sua qualità.

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