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«Gli esseri umani non sono numeri»: il messaggio che scuote il DonnaFugata Film Festival
08 Ago 2026 13:29
Il cinema come ponte tra popoli, culture e storie diverse. È questo il filo conduttore della serata dedicata alla Tunisia al DonnaFugata Film Festival, dove il grande schermo è diventato ancora una volta uno spazio concreto di incontro tra le due rive del Mediterraneo. Sul palco del Cortile Grande, insieme al direttore artistico Andrea Traina, sono arrivati l’attrice Fatma Sfar, protagonista di Una sconosciuta a Tunisi, l’attore Aymen Mabrouk e il regista Mourad Ben Cheikh, protagonisti anche dei workshop della 18esima edizione.
Il cinema come ponte tra le due rive del Mediterraneo
Una serata che ha raccontato il cinema tunisino, ma soprattutto il valore delle relazioni che il cinema riesce a costruire. «Il cinema come un ponte, come una possibilità concreta di incontro e di integrazione tra le culture del Mediterraneo», ha sottolineato Andrea Traina, ribadendo una scelta che il DonnaFugata Film Festival porta avanti da tre anni.
Non soltanto film, dunque, ma persone, esperienze e linguaggi che si incontrano. È proprio questa una delle caratteristiche più significative della manifestazione: il Mediterraneo non viene osservato da lontano, ma vissuto attraverso registi, attori, professionisti e giovani partecipanti che condividono il proprio sapere.
A Ragusa il cinema si impara facendolo
Grande spazio è stato dedicato ai workshop che hanno coinvolto i partecipanti nei giorni scorsi. Mourad Ben Cheikh ha raccontato un percorso costruito sulla pratica oltre che sulla teoria e culminato nella realizzazione di un cortometraggio che sarà proiettato domenica sera durante la serata conclusiva.
«Abbiamo fatto una vera e propria maratona», ha spiegato il regista, raccontando come il laboratorio abbia permesso di imparare concretamente tutti i passaggi della realizzazione di un film. Particolarmente significativo è stato il lavoro tra persone di età e provenienze diverse, unite da un linguaggio comune: quello cinematografico.
Il laboratorio di linguaggio cinematografico si è intrecciato con quello di recitazione guidato da Aymen Mabrouk, fino alla realizzazione del cortometraggio. «È stato molto stimolante lavorare insieme a Mourad», ha raccontato l’attore, sottolineando l’impegno dei partecipanti, chiamati ad affrontare in appena cinque giorni ritmi e difficoltà di una vera produzione.
Fatma Sfar racconta Aya, una donna alla ricerca della libertà
Uno dei momenti più intensi della serata è stato l’incontro con Fatma Sfar, protagonista di Una sconosciuta a Tunisi, film di Mehdi Barsaoui proiettato al festival. Nel dialogo con Andrea Traina, l’attrice ha accompagnato il pubblico dentro la psicologia di Aya, una donna che sceglie di prendere in mano la propria vita e inseguire la propria strada.
Per Sfar, la storia supera i confini geografici della Tunisia. «È una storia che può accadere in qualunque città e in qualunque momento», ha spiegato, individuando nel personaggio il coraggio di inseguire un sogno, la resilienza e la ricerca della libertà.
Un ruolo che ha richiesto anche un grande lavoro sulla lingua. L’attrice ha dovuto confrontarsi con dialetti e inflessioni differenti, registrando le voci di persone del posto per restituire al personaggio la massima autenticità.
Il cinema e la condizione delle donne
Il confronto ha toccato anche il tema della condizione femminile in Tunisia. Fatma Sfar ha invitato a evitare letture semplicistiche, ricordando come la questione della libertà delle donne non possa essere ricondotta a un solo Paese.
Anche il personaggio di Aya, proprio per la sua personalità diretta e libera, ha suscitato reazioni e critiche. Un aspetto che l’attrice ha affrontato con consapevolezza, spiegando quanto sia necessario essere pronti al confronto quando si interpretano personaggi capaci di dividere il pubblico.
Mourad Ben Cheikh: «Il cinema può restituire un volto alle statistiche»
Tra i passaggi più forti della serata c’è stata la riflessione di Mourad Ben Cheikh sul ruolo del cinema nel mondo contemporaneo. In un’epoca dominata da immagini, informazioni e numeri, il rischio è quello di perdere progressivamente la capacità di provare empatia.
Il regista ha richiamato anche la tragedia di Gaza, sottolineando come dietro numeri e statistiche esistano sempre persone, storie e vite. Il cinema, secondo Ben Cheikh, può ribaltare questa prospettiva: concentrarsi su un volto, su una persona, sulla sua psicologia e sulle ragioni delle sue azioni.
È in questa capacità di restituire un’umanità concreta alle storie che il cinema trova una delle sue funzioni più profonde: impedire che l’abitudine alle immagini trasformi le tragedie in semplici numeri.
DonnaFugata Film Festival, un viaggio che continua
Il percorso del DonnaFugata Film Festival prosegue questa sera, sabato 8 agosto, con il DonnafugaTalks “Storie di donne”, con Stefano Lorenzi e Fabio Schifilliti, che presenteranno Fili invisibili e Afrodite. Alle 23 spazio all’appuntamento dedicato a Psyco, con la masterclass Psyco: anatomia di un omicidio, insieme a Marco Cascone, Roy Menarini e Andrea Traina e al quintetto d’archi del Chroma Ensemble, prima della proiezione del capolavoro di Alfred Hitchcock.
Domani, domenica 9 agosto, il gran finale. Alle 20 il DonnafugaTalks ospiterà l’attore Fausto Russo Alesi per un incontro sul rapporto tra palcoscenico e macchina da presa e sul suo legame artistico con Marco Bellocchio, del quale saranno proiettati i due capitoli di Se posso permettermi. A chiudere la 18esima edizione sarà il concerto “Note da Oscar” del Chroma Ensemble, con dieci musicisti e dieci film per un viaggio attraverso alcune delle colonne sonore più celebri della storia del cinema.
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