Una segnalazione che arriva da una lettrice riaccende l’attenzione su una possibile criticità nella gestione dei farmaci biologici all’ospedale “Maggiore-Baglieri” di Modica. A denunciarla è una paziente affetta da morbo di Crohn, seguita dal reparto di Gastroenterologia, che racconta ripetute difficoltà nell’accesso alla terapia prescritta. La paziente è in trattamento con Remsima, un farmaco biologico […]
Perché siamo così convinti che gli altri siano più cretini di noi?
02 Lug 2026 09:00
La rubrica dello psicologo a cura di Cesare Ammendola
C’è una convinzione che portiamo in tasca come le chiavi di casa, sempre a portata di mano, mai messa in discussione: gli altri guidano peggio, votano peggio, capiscono meno le battute, fraintendono i messaggi WhatsApp, si offendono per niente e, soprattutto, non hanno il nostro stesso acume. È una fede laica, praticata senza sacerdoti né liturgie, eppure diffusissima quanto la superstizione del venerdì 17.
Gli psicologi la chiamano, con understatement quasi britannico, “bias di superiorità illusoria”. Detto in altre parole: la maggioranza delle persone si crede sopra la media in quasi tutto, intelligenza, guida, senso dell’umorismo, persino umiltà (sì, l’ironia è servita). Matematicamente è un controsenso lampante: non possiamo essere tutti sopra la media, a meno che la media stessa non abbia deciso di prendersi una vacanza. Eppure il cervello, che è un narratore assai più affezionato alla trama che ai fatti, preferisce raccontarci una favola confortante piuttosto che un bollettino statistico.
Il motivo profondo è quasi commovente nella sua fragilità: valutare se stessi richiede gli stessi strumenti cognitivi che servirebbero per accorgersi di non possederli. È il celebre effetto Dunning-Kruger, quella trappola elegante per cui chi sa poco non ha nemmeno gli attrezzi per misurare la propria ignoranza. Non è arroganza, è miopia strutturale: si naviga con una bussola che punta sempre verso casa propria.
C’è poi una componente più poetica, se vogliamo concedercela. Noi viviamo dentro la nostra testa ventiquattr’ore al giorno: conosciamo le intenzioni dietro ogni gesto, le buone ragioni dietro ogni incoerenza, le sfumature che giustificano ogni nostro passo falso. Degli altri, invece, vediamo solo la superficie, un’istantanea, un commento fuori contesto, un sorpasso azzardato. Giudichiamo noi stessi dalle intenzioni e gli altri dai comportamenti: è come confrontare il copione completo di un film con il trailer di due minuti di un altro. Ovvio che il nostro sembri un capolavoro sceneggiato e quello altrui un’accozzaglia di scene sconnesse.
C’è anche una funzione evolutiva, meno lirica ma più pratica: sentirsi capaci rassicura, e la rassicurazione è carburante per l’azione. Un antenato troppo lucido sui propri limiti avrebbe forse rinunciato a cacciare il mammut, mentre quello lievemente illuso ci ha provato e a volte gli è pure andata bene. Abbiamo ereditato cervelli ottimisti su noi stessi non perché fossimo speciali, ma perché l’illusione, in dosi moderate, è stata utile alla sopravvivenza della specie. Siamo, in un certo senso, figli dell’autoinganno riuscito.
C’è infine un dettaglio ironico che merita di essere sottolineato: più uno è competente in un campo, più tende a sottostimarsi, perché conosce abbastanza da intravedere la vastità di ciò che ancora non sa. Gli esperti dubitano, i principianti pontificano. Socrate lo aveva capito duemilacinquecento anni prima che qualcuno inventasse i social network, dove oggi chiunque abbia letto un titolo si sente legittimato a spiegare la geopolitica a chi la studia da trent’anni.
Cosa possiamo farci, dunque, oltre a osservare con affetto disincantato questa nostra fragilità di specie? Poco, in realtà, se non coltivare una forma di umiltà attiva: sospettare un po’ di più di ogni certezza troppo comoda, specialmente quella che riguarda la nostra superiorità sugli altri. Non per autoflagellazione, ma per igiene mentale. Perché la prossima volta che penseremo “che stupido, come fa a non capirlo”, varrebbe la pena ricordarsi che, con ogni probabilità, qualcun altro sta pensando esattamente la stessa cosa di noi, e forse, chissà, con più ragione.
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