Dalla demolizione alla bellezza: la chiesa rupestre di Piedigrotta a Scicli torna visibile

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Con la demolizione, nella Cava di San Bartolomeo, di un fabbricato abusivo ecco…spuntare la chiesetta rupestre di Piedigrotta nella sua bellezza di tempio scavato nella rocca. Una nuova attrazione turistica che, oggi, è possibile ammirare da una nuova prospettiva. Se non si vuole seguire il percorso delle stradine dell’antico quartiere, la chiesetta nella sua parte esterna è ben visibile dai bastioni del torrente che delimitano la via Ispica la strada interna che porta verso Modica. Una nuova prospettiva visiva che un tempo si poteva solo immaginare e che da poco più di un mese è godibile. Tutto ciò grazie al progetto “Teatro Vivo” che ha visto la distruzione di un fabbricato abusivo per trasformare l’area in un parco pubblico e giardino d’autore. L’abbattimento risale al 14 aprile scorso e la prima ripulitura dell’area nei giorni successivi. Si tratta di un’azione artistica e politica intitolata “Abbattimento – Il peso delle ombre” ed ideata dall’artista contemporaneo Sasha Vinci con l’impegno attivo di Ospitalità Diffusa del direttore Ezio Occhipinti che sta lavorando al recupero di questo quartiere per consegnarlo al turismo. Quel turismo che può beneficiare di offrire un paesaggio rupestre di grande pregio con annesso un patrimonio troglotido di età remota con centinaia di grotte scavate nella roccia che fanno di questa parte della città una piccola Matera. “Il terreno privato, prima occupato da un ecomostro, diventerà un’area verde aperta al pubblico con sculture, installazioni e spazi per l’arte – spiega Ezio Occhipinti – si andrà ad una riqualificazione del paesaggio pensata anche per restituire visibilità alla vicina chiesa rupestre di Santa Maria di Piedigrotta, risalente al XVI secolo, e valorizzare il panorama della cava”.

La chiesa rupestre di Santa Maria di Piedigrotta fu scavata nella roccia ai piedi del Colle della Croce dove si trova la Cava di San Bartolomeo e vi si accede attraverso un piccolo portale. L’interno è costituito da un’aula rettangolare dove in fondo si trova un altare in pietra originale del ‘600 delimitato da due colonne di colore rosso.

Alle spalle dell’altare sorge una nicchia in cui è custodita una Pietà: opera marmorea sciclitana del Cinquecento arricchita da un bordo scolpito in bassorilievo che ospita i simboli della Passione di Cristo.

Fu fondata nel 1630, grazie alle donazioni del fondatore del Collegio dei Gesuiti di Scicli, don Giuseppe Miccichè. Grazie agli scritti del canonico Giovanni Pacetto si sa che in questa chiesa, la terza domenica di settembre, si celebrava la festa dell’Addolorata prima che venisse scelta come data definitiva il 15 settembre diventando la festa della Beata Vergine Maria Addolorata. La festa fu celebrata fino alla seconda metà del XIX° secolo, prevedeva varie celebrazioni liturgiche e la sera dalla chiesetta partiva una processione con delle torce e arrivava fino all’ex Piazza Fontana, nella alta dell’attuale Piazza Italia.

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