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Estumulazioni regolari, ma immagini choc: il caso che fa discutere a Vittoria
27 Apr 2026 10:05
In questo fine settimana a Vittoria ha tenuto banco una vicenda legata al cimitero che ha suscitato non poche polemiche e prese di posizione. Una vicenda che alla resa dei conti ha messo in evidenza come la verità amministrativa non sia concisa con la verità percepita. E quando questo accade in un luogo come il cimitero, il cortocircuito diventa inevitabilmente emotivo prima ancora che politico.
Il cimitero: non un luogo qualsiasi
In buona sostanza, in un post social una cittadina denunciava una situazione incresciosa con loculi aprti e bare in zinco in bella vista. Immediate le reazioni ad iniziare da quelle ufficiali del comune di Vittoria che ha immediatamente minimizzato, facendo tutto rientrare nelle normali e programmate attività di estumulazioni, annunciando eventuali querele dinnanzi alla diffusione di notizie false. Il punto è che, a parte la fantasiosa supposizione che in un sacco di plastica ci fossero resti umani magari frutto di suggestione per aver visto delle bare in zinco in loculi aperti, tutto è tragicamente vero e reale. Il cimitero, lo ha ribadito con lucidità la presidente del consiglio Concetta Fiore, non è uno spazio tecnico, ma un presidio simbolico. È il luogo dove il dolore diventa memoria e la memoria pretende rispetto. E allora il punto centrale della vicenda di Vittoria non è tanto stabilire se le operazioni di estumulazione siano regolari, come sostiene l’amministrazione, quanto interrogarsi su come queste operazioni si manifestano agli occhi dei cittadini. Perché una bara in zinco visibile, un loculo aperto, un nome scritto con un pennarello rosso, non sono semplici dettagli operativi: sono immagini. E le immagini, in contesti così delicati, diventano narrazione collettiva.
La frattura: tra versione istituzionale e percezione pubblica
Da un lato, la linea ufficiale del Comune parla di controlli, verifiche e regolarità: nessuna salma abbandonata, nessuna anomalia, solo procedure ordinarie. Dall’altro lato, c’è il racconto, diretto, vissuto, di chi ha visto scene giudicate “irrispettose”, al limite dell’inaccettabile. Qui si innesta una frattura che non è solo politica, ma culturale. Ecco il punto: ciò che può essere tecnicamente corretto può risultare umanamente inadeguato. E quando si parla di defunti, la soglia della sensibilità collettiva si abbassa drasticamente.
Il rischio di una comunicazione sbagliata
Il passaggio più delicato, forse, non sta nemmeno nei fatti, ma nei toni. Il post del comune di Vittoria improntato alla denuncia di “fantasia” e alla possibilità preannunciata dallo stesso Sindaco Aiello di azioni giudiziarie, rischiano di spostare il baricentro del dibattito: da una questione di rispetto e decoro a uno scontro tra verità contrapposte.Ed è qui che la comunicazione istituzionale perde terreno. Perché quando un cittadino denuncia disagio, soprattutto in un contesto così sensibile, la risposta non può essere solo tecnica o difensiva. Deve essere empatica, prima ancora che amministrativa.
Una questione di dignità, non di carte bollate
La richiesta di una commissione ispettiva avanzata da Concetta Fiore non appare, in questo quadro, come un atto di sfiducia, ma come un tentativo di ricucire una frattura. Non si tratta di stabilire chi ha ragione. Si tratta di ristabilire fiducia. Perché il cimitero, e qui sta il cuore della vicenda, non è un cantiere qualsiasi. È uno spazio dove lo Stato incontra il dolore privato. E quando questo incontro si incrina, non bastano relazioni tecniche per sanarlo.
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