Oggi è l’Equiluce: il momento perfetto in cui il giorno abbraccia la notte

Gli studi di astronomia ne spiegano il motivo. A differenza di solstizi ed equinozi che avvengono nello stesso istante in tutto il pianeta perché dipendono solo dalla posizione della Terra rispetto al Sole, i giorni di equiluce variano a seconda della latitudine, della prospettiva ed hanno una natura locale. Alle latitudini italiane (40°-45°) – spiegano gli esperti – l’equiluce di primavera cade il 17 marzo, circa 3 giorni prima dell’equinozio di primavera; la differenza tra equinozio ed equiluce diminuisce con la latitudine, quindi più si và verso l’equatore più l’equiluce arriva prima mentre più si và verso i poli più l’equiluce è posticipato.

L’equinozio di primavera è atteso per il prossimo 20 marzo.

Esso è collegato e riconducibile all’equilibrio tra il giorno e la notte. Secondo gli esperti in astronomia l’equilibrio perfetto non cade nella data indicata. Il termine “equinozio” deriva dal latino aequus (uguale) e nox (notte) ma la durata del giorno risulta leggermente superiore a quella della notte – viene spiegato negli studi di astronomia – questo avviene perché il sole non è un punto geometrico, ma un disco con un diametro apparente di circa 32 minuti d’arco: l’alba inizia quando il bordo inferiore del Sole tocca l’orizzonte ed il tramonto termina quando il bordo superiore scompare. A questo si aggiunge la rifrazione atmosferica che devia i raggi solari attraversando gli strati dell’atmosfera terrestre, rendendo il Sole visibile prima del suo sorgere reale e dopo il suo tramonto. Alle nostre latitudini, questo effetto può anticipare l’alba e ritardare il tramonto di alcuni minuti, aumentando la durata complessiva del giorno. Per questo motivo, il momento in cui giorno e notte hanno effettivamente la stessa durata è definito “equiluce” – concludono gli studiosi – in Italia, in questo 2026, cade il 17 marzo, tre giorni prima dell’equinozio di primavera. Le date dell’equiluce sono approssimate su condizioni atmosferiche medie, ma la rifrazione varia in base a temperatura, pressione e umidità e può produrre differenze, anche sensibili, soprattutto in particolari condizioni locali.

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