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Ars, via libera al ddl enti locali: sì alle “quote rosa” al 40%, stop al terzo mandato dei sindaci
17 Feb 2026 22:00
PALERMO – L’Assemblea regionale siciliana approva all’unanimità il disegno di legge sugli enti locali. Con 50 voti favorevoli su 50 presenti, Sala d’Ercole mette il sigillo su un testo che, partito oltre due anni fa come riforma organica, arriva al traguardo profondamente ridimensionato: delle 20 norme iniziali ne restano solo alcune, tra cui spicca l’introduzione della soglia del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte dei Comuni sopra i 3 mila abitanti.
Una norma che allinea la Sicilia al resto d’Italia e che ha raccolto consenso trasversale. Per il capogruppo del Pd Michele Catanzaro si tratta di «un passaggio storico» e di «un atto di giustizia» che equipara l’Isola alle altre regioni sul fronte della parità di genere. Sulla stessa linea la deputata dem Valentina Chinnici, che parla di «vittoria del partito delle donne» e di un risultato ottenuto con un metodo trasversale, nel solco delle battaglie per i diritti. Anche la presidente del Pd Sicilia, Cleo Li Calzi, sottolinea che «non è un privilegio ma un diritto riconosciuto: nei comuni siciliani le giunte dovranno rispettare l’equilibrio di genere».
Soddisfazione anche tra le fila di Noi Moderati: Marianna Caronia definisce l’approvazione «un giorno storico per la Sicilia», rivendicando una battaglia portata avanti «per valorizzare tutte le competenze». Per il M5S, Antonio De Luca evidenzia come «quantomeno sul versante delle quote rosa la Sicilia si allinea al resto d’Italia», esprimendo orgoglio anche per l’ok alla norma sul tagliando antifrode nelle schede elettorali. Una misura, quest’ultima, condivisa anche da altri gruppi, insieme alle modifiche su permessi e indennità per amministratori e consiglieri locali.
Ma se l’unanimità finale fotografa un’aula compatta sul voto conclusivo, il percorso del ddl è stato tutt’altro che lineare. Diverse le tensioni e i distinguo, soprattutto all’interno della maggioranza. Il capogruppo della Lega, Salvo Geraci, parla di «assenza di una regia d’Aula» e di una riforma che, per come è stata gestita, «si è rivelata una waterloo», salvata – a suo dire – solo dalla norma sul 40% di genere. Anche il collega di partito Vincenzo Figuccia definisce il risultato «in chiaroscuro»: positivo l’equilibrio di genere e l’estensione dei permessi per i consiglieri comunali, ma resta il rammarico per la bocciatura del consigliere supplente e per l’assenza del principio del terzo mandato.
Proprio il terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti è una delle norme cadute sotto i colpi del voto segreto, insieme alla figura del “consigliere supplente”, che avrebbe consentito la sostituzione temporanea in consiglio in caso di nomina ad assessore. Una scelta che, secondo Margherita La Rocca Ruvolo (Forza Italia), rappresenta «un passo avanti solo parziale», poiché non allinea la Sicilia al resto del Paese dove il terzo mandato è già previsto.
Dal M5S arrivano anche critiche più ampie all’impianto originario del ddl. Antonio De Luca parla di un testo che «non era una vera riforma degli enti locali» ma conteneva norme funzionali «ai giochetti clientelari dei partiti», giudicando fuori luogo il dibattito su poltrone e simboli istituzionali in un momento difficile per la Sicilia. Roberta Schillaci, sempre del M5S, riconosce tuttavia che «le donne in politica sono un valore aggiunto» e che il voto rappresenta un segnale nella giusta direzione, pur in presenza di disposizioni controverse.
Durante l’iter non sono mancati richiami alla necessità di chiudere una partita aperta da tempo. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno aveva più volte sollecitato l’aula a esprimersi, respingendo le richieste di un ulteriore ritorno in commissione. Dopo circa due anni e mezzo dall’avvio dell’esame parlamentare, l’aula si è dunque pronunciata, tra voto segreto e franchi tiratori, lasciando – come lo stesso Galvagno ha ammesso – “macerie” rispetto all’impianto iniziale della riforma.
Il risultato finale è un ddl snello, con poche ma simbolicamente rilevanti norme: l’equilibrio di genere nelle giunte comunali, il tagliando antifrode per rafforzare la trasparenza elettorale e alcune modifiche su permessi e indennità. Una riforma ridotta nei contenuti, ma capace di segnare un punto fermo su un tema – quello della rappresentanza femminile – che da oggi cambia il volto delle amministrazioni locali siciliane.
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