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Omicidio Russo: dopo la condanna in primo grado, Ventura presenta appello, ecco perché
25 Gen 2026 09:20
Alex Ventura, condannato in primo grado dalla Corte d’Assise di Siracusa a 26 anni di reclusione oltre ai risarcimenti alle parti civili, ha proposto appello alla sentenza; il suo legale, Santino Garufi ha depositato gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Catania. I fatti si riferiscono all’omicidio del 22enne Giovanni Russo, la sera del 27 febbraio 2024 a Vittoria. Il 29enne Alex Ventura, è stato giudicato colpevole in primo grado, per avere ucciso Russo con due colpi di fucile, uno alla testa e uno al cuore, a distanza ravvicinata. La Corte aveva stabilito anche dei risarcimenti per le parti civili costituite, per un totale complessivo di oltre due milioni e 100mila euro con interessi da valutare fino al saldo effettivo.
Tra le pene accessorie, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e legale, durante la pena, anche la libertà vigilata nei tre anni successivi alla espiazione della pena, il pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare, e la rifusione delle spese processuali per tutte le parti civili costituite Sono quattro le motivazioni che sottendono la richiesta per la quale l’avvocato richiede la rinnovazione del dibattimento volta a rideterminare la pena: la parte più articolata riguarda l’imputabilità del suo assistito.
Nell’articolazione dell’atto di appello, l’avvocato sostiene che non ci sarebbe stato un confronto tra perizia psichiatrica di parte redatta dal professore Salvatore Bruno – specialista in criminologia ad indirizzo psichiatrico forense, direttore dell’Istituto di Scienze criminologiche della Società italiana di Psicologia e Psichiatria e primario emerito del Dipartimento di salute mentale della Usl18 di Nicosia – e la consulenza del tecnico nominato dalla Corte d’Assise, Antonino Petralia, professore aggregato di Psichiatria e ricercatore al Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale e clinica dell’Università di Catania. Per il primo, al momento dei fatti, Ventura, “affetto da intossicazione cronica da sostanze stupefacenti con psicosi paranoide indotta da cocaina, si trovava in condizione di infermità mentale tale da abolire la sua capacità di intendere e volere”; per il secondo, esiti diametralmente opposti; Ventura era perfettamente capace di intendere e volere quando uccise Russo.
Dalla diagnosi del disturbo agli effetti sull’agire, il legale sostiene che siano stati utilizzati dei sistemi di rilevazione del disagio molto dissimili tra loro; quello utilizzato dal perito della difesa, non manipolabile dal paziente mentre quello utilizzato dal tecnico incaricato dalla Corte, sempre secondo la difesa, non sarebbe ‘validato’ per una popolazione adulta e le risposte potrebbero essere condizionate da fattori emotivi del paziente, e comunque non permetterebbe di formulare diagnosi psichiatrica. Ne consegue che se la capacità di intendere e volere di Ventura e la successiva condanna si basano – secondo la tesi difensiva – su un sistema di valutazione non validato, la condizione mentale di Ventura andrebbe rivalutata. Il secondo motivo di appello riguarda invece l’aggravante contestata, ovvero di avere agito per motivi abietti e futili.
Il legale ricostruisce in base alla testimonianza dello stesso imputato, quanto avvenuto. Qualche anno prima del fatto tra imputato e vittima c’era stata una lite per una sigaretta che Ventura non avrebbe dato a Russo; si passò alle mani e Alex Ventura finì con il naso rotto. Poi la riappacificazione pubblica e il reciproco ignorarsi. La sera del delitto, Ventura stava fumando davanti all’uscio di casa e avrebbe incrociato Russo. Ventura si sarebbe sentito minacciato, avrebbe detto di essersi sentito perseguitato, sarebbe quindi rientrato in casa, avrebbe preso un fucile e ha ucciso Russo.
Per il legale di Ventura, il suo modo di agire sarebbe contestualmente la prova della psicosi che ne annebbiava la volontà, e non una vendetta ma la reazione, “sicuramente inesatta e eccessiva ad un grave pericolo”, stante il fatto che la perizia di parte indicava comunque un “controllo difficoltoso sulla vita affettiva e pulsionale”. Nel terzo motivo di appello l’avvocato Garufi chiede vengano considerate le circostanze aggravanti prevalenti sulle attenuanti in ragione della confessione resa, della condotta processuale, della incensuratezza. Il quarto motivo di appello riguarda la determinazione della pena per la quale il legale invoca il minimo edittale. In conclusione il legale chiede alla Corte d’Assise d’Appello di Catania di riconoscere la non imputabilità di Ventura perché incapace di intendere e volere al momento del fatto, in subordine, di escludere l’aggravante dei futili motivi; di riconoscere le attenuanti prevalenti sull’aggravante contestata; di ridurre la pena al minimo previsto dalla norma.

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