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Mafia, tentato omicidio ex collaboratore di giustizia; udienza a Ragusa
24 Gen 2026 11:54
Cinque persone coinvolte, una già condannata. I fatti si riferiscono al tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia a Vittoria; un agguato messo in atto il 25 aprile del 2024; la vittima, ferita gravemente riusci a fuggire e a chiamare aiuto. Ma dietro il tentato omicidio, secondo gli inquirenti ci sarebbe stata una ampia strategia: il gruppo “stiddaro” in via di affermazione avrebbe avuto come obiettivo l’eliminazione fisica di un elenco di persone che avevano collaborato con la giustizia e che erano presenti a Vittoria, e ciò – nell’ipotesi investigativa – “con scopi di vendetta e al fine di consolidare il controllo esclusivo di tutti gli affari illeciti di interesse dell’organizzazione criminale su Vittoria e sull’intera provincia di Ragusa. Allarmante anche la grande disponibilità di armi anche da guerra, e sul possibile utilizzo da parte degli associati alla consorteria mafiosa delle stesse, per portare a termine il disegno criminoso dell’organizzazione e per acquisire il controllo di attività economiche cittadine attraverso attività estorsive poste in essere ai danni di numerosi imprenditori e commercianti”.
I procedimenti riunificati
Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale collegiale di Ragusa, al processo in fase di avvio che vedeva come imputati i vittoriesi Andrea Di Martino, 34 anni, Biagio Cannizzo, 51 anni, Raffaele Giunta, 62 anni – difesi dagli avvocati Giuseppe Di Stefano, Enrico Platania e Maurizio Catalano -, si è riunito il procedimento a carico di Gianfranco Stracquadaini, 50 anni difeso dall’avvocato Rosario Cognata. La posizione era stata stralciata perché Stracquadaini era risultato latitante al momento dell’arresto. Come si ricorderà, Stracquadaini era stato catturato a ottobre del 2025 dopo che per 18 mesi aveva fatto perdere le proprie tracce. Coinvolto anche nella vicenda del 17enne di Vittoria, rapito e rilasciato dopo 24 ore, il latitante era stato individuato in una abitazione di Comiso grazie all’antifurto satellitare di una autovettura usata nella fase di preparazione del rapimento e del rilascio del giovane.
A tutti la Procura distrettuale aveva contestato l’appartenenza ad associazione mafiosa (la ‘stidda’) aggravata dal fatto di essere associazione armata; a Cannizzo, Giunta e Stracquadaini viene contestato anche il tentato omicidio, e a tutti tranne a Di Martino, la detenzione di armi da sparo, anche clandestine.
Dopo la riunificazione dei procedimenti, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 20 marzo.
La prima condanna
Un quinto soggetto, il niscemese Alessandro Pardo, 50 anni, aveva scelto il rito abbreviato; difeso dall’avvocato Daniele Scrofani, è stato già condannato a 8 anni di reclusione davanti al Gup di Catania, per l’associazione mafiosa, esclusa la recidiva ed è stato assolto per la detenzione di armi.
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