Un possibile nuovo fronte delle malattie infettive arriva dal mondo marino e apre interrogativi importanti sulla salute umana. A rilanciare l’allerta è l’infettivologo Matteo Bassetti, che su X ha commentato uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, secondo cui per la prima volta un virus di origine marina avrebbe mostrato un possibile salto di specie […]
Strage al largo della Tunisia, quaranta morti tra cui neonati
22 Ott 2025 22:55
Una nuova tragedia del mare ha scosso il Mediterraneo. Un barcone con circa settanta persone a bordo è affondato al largo della costa tunisina, davanti alla zona di Mahdia. I soccorsi hanno recuperato quaranta corpi, tra cui anche quelli di alcuni neonati. Altre trenta persone sono state tratte in salvo, ma molte sono in condizioni critiche. Le vittime provenivano da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, partite alla ricerca di un futuro migliore e naufragate a poche miglia dalla partenza.
La scena che si è presentata ai soccorritori è stata drammatica: un mare di detriti, giubbotti di salvataggio e corpi senza vita trascinati dalle onde. È una tragedia che si ripete, giorno dopo giorno, in quello che ormai è diventato il cimitero più grande d’Europa. Le partenze dalla Tunisia, nonostante i fondi e gli accordi firmati con l’Unione Europea, non si sono mai fermate. Negli ultimi mesi, anzi, sono tornate a crescere, segno evidente che né il denaro né i muri riescono a fermare la disperazione di chi fugge da guerre, carestie e povertà.
Sulla strage è intervenuta con parole durissime l’associazione Don Bosco 2000 di Piazza Armerina, che da anni opera in progetti di accoglienza e cooperazione con i Paesi africani. “Quaranta persone, tra cui neonati, hanno perso la vita al largo della Tunisia. È una tragedia che grida giustizia e vergogna. L’Europa e i Paesi occidentali, Italia compresa, portano una responsabilità diretta in queste morti. Non si può continuare a parlare di difesa dei confini mentre il Mediterraneo è diventato una tomba a cielo aperto”, denuncia l’associazione.
Nel comunicato diffuso oggi, Don Bosco 2000 ricorda che nel 2023 la Tunisia aveva firmato un accordo da 255 milioni di euro con l’Unione Europea per fermare le partenze, ma nel 2025 le rotte sono tornate a riempirsi di barconi. “Segno – sottolinea l’associazione – che i soldi e i muri non fermano la disperazione. Le persone continuano a fuggire da guerre, fame, disuguaglianze e crisi ambientali. Ogni volta che un barcone affonda, muore un pezzo della nostra umanità.”
Un’accusa che si allarga anche al governo italiano, considerato politicamente corresponsabile delle politiche europee di chiusura: “L’Italia, che dovrebbe essere il cuore solidale del Mediterraneo, oggi partecipa a politiche che negano il soccorso e alimentano la tragedia. È tempo di cambiare rotta. Serve un impegno vero, comune e umano per salvare vite e affrontare le cause delle migrazioni. Nessun governo può dirsi civile finché lascia morire bambini in mare.”
Mentre si attendono i risultati delle indagini sulle cause del naufragio, resta una certezza: il Mediterraneo continua a essere una linea di confine tra vita e morte, dove la politica si misura non sulle parole ma sulla capacità di salvare vite.
Il mare continua a restituire corpi, ma anche domande a cui l’Europa non ha ancora saputo rispondere: quanto vale una vita umana? Quante altre tragedie dovranno accadere prima che si scelga davvero la via dell’umanità?

© Riproduzione riservata