Emergenza caldo in Sicilia: Modica a 40,5°C, Catania vicina ai 39, ma attenzione ai dati falsi

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La Sicilia brucia sotto un sole implacabile e le temperature schizzano alle stelle. Nelle ultime 24 ore si sono toccati picchi di calore che superano i 40 gradi in diverse province, rendendo l’isola uno degli epicentri dell’ondata africana che sta colpendo il Mediterraneo.

A Modica il termometro ha segnato 40,5°C, a Giuliana (Palermo) 40,2°C e a Lentini (Siracusa) 40,1°C. Valori da bollino rosso che mettono in allarme la protezione civile e le autorità sanitarie per il rischio colpi di calore, in particolare tra anziani, bambini e persone fragili.

Ma in parallelo al caldo torrido, c’è un’altra emergenza: quella della disinformazione climatica. Il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) è dovuto intervenire con una nota ufficiale per smentire alcune temperature “da inferno” che stanno circolando in rete.

“Invitiamo a diffidare di dati non ufficiali – affermano dal Sias –. Le temperature oltre i 45 gradi diffuse da alcune pagine social non corrispondono alla realtà: si basano su stazioni non certificate e strumenti non a norma. Il valore massimo reale registrato ieri è stato di 41,8°C”.

Il riferimento è soprattutto alla notizia, diventata virale, dei 48 gradi presunti a Montagna Grande, sui Peloritani, che ha alimentato panico e polemiche. Il SIAS chiarisce che si tratta di un dato non validato e quindi scientificamente irrilevante.

Intanto, nelle città e nelle campagne si moltiplicano gli effetti collaterali dell’ondata di calore: incendi, blackout elettrici dovuti ai condizionatori, cali di pressione idrica e animali stremati nelle aziende agricole. Alcuni sindaci hanno firmato ordinanze per vietare attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, mentre si intensificano gli appelli alla popolazione per idratarsi e non esporsi al sole nelle ore più calde.

La Sicilia, ancora una volta, è al centro del cambiamento climatico. E mentre il calore avanza, diventa sempre più urgente un’informazione seria e verificata.

“In un contesto così delicato – conclude il Sias – diffondere dati falsi è pericoloso e irresponsabile. Serve rigore scientifico, non sensazionalismo”.

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