IL GIOCO D’AZZARDO COME L’EROINA

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“Possiamo stare tutti zitti e muti ad aspettare che la nostra società, già in cattive condizioni, si disfi rincorrendo il mito del cambiamento magico sbandierato dalle emittente televisive nazionali, dai giornali e da internet, che il gioco promette. Possiamo fare finta che non stia accadendo che i cittadini tutti i giorni si giochino, in Provincia di Ragusa, più di un milione di euro, soldi che vengono prelevati dalle già povere economie di molte famiglie che sono in gravissime difficoltà. Invece dobbiamo alzare la testa e protestare civilmente verso un sistema che ci sta stritolando.” Queste le parole di Giuseppe Mustile, direttore responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’ASP 7 di Ragusa che ritorna su un argomento già da lui spesso affrontato.

Secondo Mustile il “gioca responsabilmente” che ogni girono i media ci propinano dopo aver pubblicizzato una qualunque modo “facile” per fare soldi, non basta: “Si gioca con le speranze, con il futuro, ammiccando in modo vergognoso verso una prosperità che non esiste e seducendo i cittadini, sicuramente quelli più vulnerabili, associandoli ad un progetto distruttivo e senza prospettive.”

Nei giochi definiti legali in Italia solo nell’anno 2011 sono stati spesi 76 miliardi di euro, una cifra che comprende anche il denaro di chi è prigioniero del gioco e non riesce a controllarsi: l’impulso a vincere, l’estasi del gioco fa entrare sempre più persone in uno stato di trans che annulla tutte le resistenze e le protezioni individuali.

Questo è quasi un disastro sociale di cui lo Stato è complice e ad esso tocca prendere dei provvedimenti importanti per contenere nel più breve tempo possibile una delle più gravi epidemie comportamentali di questi ultimi anni, una tendenza che Mustile considera dannosa tanto quella che si scatenò negli anni ottanta con l’eroina.

“Invito – conclude – gli enti locali, le istituzioni, le associazioni di volontariato, a darci una mano per lanciare messaggi protettivi rispetto a tanti cittadini che, a mio avviso, sono vascelli alla deriva.”

 

 

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