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VORREI SCAPPARE IN UN DESERTO E GRIDARE…
19 Ott 2015 07:19
I libri da leggere si scelgono quasi sempre per caso, ma forse non è proprio così, anzi penso che siano essi a guidare la scelta.
Il gesto è spontaneo; ti soffermi davanti allo scaffale e tra cento titoli uno ti colpisce; l’avrai sicuramente visto un anno prima, il mese prima, o anche pochi giorni prima, ma quel giorno lo scegli perché…il perché non c’è, senti solo che ti serve.
Mi è successo una settimana fa con “Vorrei scappare in un deserto e gridare..” di Raffaele D’Errico.
Le note lo indicavano come una guida pratica all’ADHD attraverso le storie di tutti i giorni di bambini iperattivi e disattenti.
Ma la scrittura a poco a poco sembra uscire dallo specifico clinico per entrare nelle coscienze, scardinando preconcetti e i tanti “si sa che” attraverso le parole delle madri. Le loro parole diventano un’accusa.
“ La scuola lo condanna: è sempre richiamato!
È sempre in castigo perché infastidisce i compagni.
Le insegnanti sono stufe… E tutto questo dura da sempre, da quando, ricordo, ha messo i piedi per terra! le maestre mi hanno chiesto al pomeriggio di tenerlo a casa e questo, penso, non sia giusto: lui vuole restare a scuola e alla mensa, con i suoi compagni, ma dà fastidio!
La madre di un suo compagno di classe mi ha detto che non sappiamo fare i genitori e che non è possibile che mio figlio quasi tutti i giorni disturba sempre il suo bambino…
Pagine forti, un pugno allo stomaco per chi come me ha lavorato nella scuola. Lentamente i ricordi affiorano, nitidi come fotogrammi, e fanno male .
Consiglio di classe straordinario. Oggetto: il comportamento dell’alunno Pietro .
È stato chiesto dalle famiglie, alcune in particolare, stanche e preoccupate per il comportamento di Pietro.
“Che la Scuola si attrezzi e prenda i necessari provvedimenti,” “ non è che si voglia allontanare qualcuno, ma è che non si vive tranquilli”.
Pietro, è vero, si era presentato subito come un bambino particolare, un universo di contraddizioni, affettuoso e diffidente, affettuoso ed aggressivo, collaborativo e solitario; un continuo susseguirsi di opposti che lo avevano posto subito all’attenzione dei docenti come alunno difficile. Era un bambino ADHD, ma non lo capimmo.
Poi l’esperienza traumatica dell’emarginazione; alcuni compagni, o almeno chi può, lasciano la classe, al cui interno si erano sviluppate, amplificate da un sistema di pregiudizi, delle tensioni che avrebbero richiesto specifiche e appropriate risposte.
Infine i genitori gli fecero cambiare scuola. Lo cercai, era mio dovere, ma non tornò. La vita della classe riprese normale.
Lo incontrai molti anni dopo, lavorava con il padre, era sereno; per me che non l’avevo saputo difendere solo parole gentili.
Il 5 ottobre del 2002 nasce in Italia, l’AIFA Onlus (Associazione Italiana Famiglie ADHD), gruppo di Auto Mutuo Aiuto nato spontaneamente per sostenere anche attraverso il Web e i suoi molteplici Social Network o Forum le famiglie che si trovano a vivere questa realtà.
Diffonderla mi sembra il modo migliore per chiedere perdono a Pietro.
Lella Colombo
AIFA Onlus, l’Associazione Italiana Famiglie ADHD
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