VORREI SCAPPARE IN UN DESERTO E GRIDARE…

   

I libri da leggere si scelgono quasi sempre  per caso, ma forse non è proprio così, anzi penso che siano essi a guidare la scelta.

Il gesto è spontaneo; ti soffermi davanti allo scaffale e tra cento  titoli uno ti colpisce; l’avrai sicuramente visto un anno prima, il mese prima, o anche pochi giorni prima, ma quel giorno lo scegli perché…il perché non c’è, senti solo che  ti serve.

Mi è successo una settimana fa con “Vorrei scappare in un deserto e gridare..” di Raffaele D’Errico.

Le note lo indicavano come una guida pratica all’ADHD attraverso le storie di tutti i giorni di bambini iperattivi e disattenti.

Ma la scrittura  a poco a poco sembra uscire dallo specifico clinico per entrare nelle coscienze, scardinando preconcetti e i tanti “si sa che” attraverso le parole delle madri. Le loro parole diventano  un’accusa.

La scuola lo condanna: è sempre richiamato!

È  sempre in castigo perché infastidisce i compagni.

Le insegnanti sono stufe… E tutto questo dura da sempre, da quando, ricordo, ha messo i piedi per terra! le maestre mi hanno chiesto al pomeriggio di tenerlo a casa e questo, penso, non sia giusto: lui vuole restare a scuola e alla mensa, con i suoi compagni, ma dà fastidio!

La madre di un suo compagno di classe mi ha detto che non sappiamo fare i genitori e che non è possibile che mio figlio quasi tutti i giorni disturba sempre il suo bambino…

Pagine forti, un pugno allo stomaco per chi come me ha lavorato nella scuola. Lentamente i ricordi affiorano, nitidi come fotogrammi, e fanno male .

Consiglio di classe straordinario. Oggetto: il comportamento dell’alunno Pietro .

È stato chiesto dalle famiglie, alcune in particolare, stanche e preoccupate per il comportamento di Pietro.

Che la Scuola si attrezzi e prenda i necessari provvedimenti,” “ non è che si voglia allontanare qualcuno, ma è che non si vive tranquilli”.

Pietro, è vero, si era presentato subito come un bambino particolare, un universo di contraddizioni,  affettuoso e diffidente, affettuoso ed aggressivo, collaborativo e solitario; un continuo susseguirsi di opposti che lo avevano  posto subito all’attenzione dei docenti come alunno difficile. Era un bambino ADHD, ma non lo capimmo.

Poi l’esperienza traumatica dell’emarginazione; alcuni  compagni, o almeno chi può, lasciano la classe, al cui interno si erano sviluppate, amplificate da un  sistema di  pregiudizi, delle tensioni che avrebbero richiesto specifiche e appropriate risposte.

Infine i genitori gli fecero cambiare scuola. Lo cercai, era mio dovere, ma non tornò. La vita della classe riprese normale.

Lo incontrai molti anni dopo, lavorava con il padre, era sereno;  per me che non l’avevo saputo difendere solo parole gentili.

 Il 5 ottobre del 2002  nasce  in Italia, l’AIFA Onlus (Associazione Italiana Famiglie ADHD),  gruppo di Auto Mutuo Aiuto nato spontaneamente per sostenere  anche  attraverso il Web e i suoi molteplici Social Network o Forum le famiglie che si trovano a vivere questa  realtà.

Diffonderla  mi sembra il modo migliore per chiedere perdono  a Pietro.

Lella Colombo

 

AIFA Onlus, l’Associazione Italiana Famiglie ADHD 

www.aifaonlus.it 

 

 

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