UNO DEI TRE GRANDI POLMONI VERDI PRIVATI DI RAGUSA


Chi l’avrebbe mai detto che in pieno centro cittadino – si intende in un isolato compreso tra la via Mario Leggio, la via Messina, il Corso Italia e il Corso Vittorio Veneto ci fosse un giardino tanto grande da essere stato, in un passato non tanto remoto, addirittura un vivaio.

Un orto-giardino, per essere più precisi, con tanti alberi da frutto, soprattutto agrumi, e poi cycas viti e glicini secolari, enormi.

Il giardino, annesso al palazzo Lupis, è stato uno dei tre grandi giardini urbani, insieme al giardino all’interno del Vescovado e al giardino Schininà della Villa Casino in Corso Vittorio Veneto, che almeno duecento persone hanno potuto visitare domenica scorsa. Guidati dal professore Giorgio Flaccavento, i tanti che hanno aderito al terzo invito del “Laboratorio Insieme inCittà” a partecipare all’iniziativa patrocinata dal Comune di Ragusa e dal Cral della Banca Agricola Popolare di Ragusa, hanno così potuto osservare delle vere e proprie ricchezze nascoste.

Se il giardino del Vescovado in via Roma è privato ma sostanzialmente aperto al pubblico, gli altri due, e soprattutto quello del palazzo Lupis, sono state vere e proprie sorprese anche per gli anziani ragusani che non sapevano di quella presenza, di quello scrigno verde esattamente al centro della città. In effetti, ma col senno di poi, ci si ricorda che passando dal Corso Vittorio Veneto, all’angolo con la via Messina, si nota un grande portone in legno sormontato da uno stemma nobiliare scolpito nel nostro calcare. Io per primo ho sempre pensato che dietro quel portone sempre chiuso ci fosse un garage o al massimo l’orticello colla pianta di fico e forse un gelsomino, come tantissimi in città (si intende nella città vecchia, in quel centro storico ormai semi-abbandonato). E invece, e basta verificare con Google Maps, in quell’isolato è racchiuso un grande giardino che fu vivaio.

Una chicca tra le tante che le tre passeggiate nel centro storico (le prime due sono state fatte il 14 novembre e il 12 dicembre dello scorso anno) hanno svelato ad un pubblico sempre più vasto che la domenica mattina non reputa un sacrificio puntare la sveglia un po’ prima e passeggiare, semplicemente passeggiare, nelle vie e viuzze, curtigghi e rue del centro storico settecentesco ed ottocentesco del capoluogo. Il valore aggiunto è Giorgio Flaccavento, storico dell’arte, ragusano che vuole bene alla sua città e che si presta a guidare il gruppo (molto eterogeneo e perciò ancora più bello da vedere insieme, tra pellicce e giubbotti di Lidl, Hogan e scarpe da mercato, italiano forbito e carcararo puro) in queste passeggiate che hanno già prodotto un primo risultato: molti ragusani stanno conoscendo la propria città, quella vera.

Nel programma del “Laboratorio Insieme inCittà” è previsto uno studio, con caratteristiche scientifiche e realizzato in collaborazione con l’Università di Catania, che dovrebbe servire non soltanto a favorire una maggiore e più diffusa conoscenza dell’enorme storico patrimonio immobiliare latu sensu, ma anche a favorire una variazione, una sorta di rivoluzione culturale, mentale, oserei dire antropologica tra i ragusani (e auspicabilmente non solo tra i ragusani) che dovrebbero tornare a vivere nel centro storico.

Io mi accontenterei di tornare a vedere i ragusani semplicemente camminare.

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