UNA GITA A CASTELLO DEL TERRICCIO


Visitare questa tenuta (è difficile usare il termine azienda per una proprietà di oltre 1700 ettari) è a dir poco emozionante.

Gian Annibale Rossi di Medelana è l’attuale proprietario di questa tenuta ubicata a Castellina Marittima, ereditata nel 1975. In questa vasta proprietà si susseguono boschi, torrenti, ulivi, vigneti, allevamenti alla stato brado di vacche limosine, ma soprattutto una notevole popolazione di cavalli, la grande passione di Pucci, nome con cui viene affettuosamente chiamato Gian Annibale Rossi di Medelana.

I territori comunali di Castellina Marittima, dove si trova l’azienda, Casale Marittimo, Guardistallo, Montecatini Val di Cecina, Montescudaio, Ripabella e Santa Luce nel 1976 vengono coinvolti nella nascita della DOC Montescudaio, un anno dopo che Pucci eredita Castello del Terriccio.

La zona di produzione del vino Montescudaio si colloca poco più a nord di Bolgheri. A seguito dell’enorme successo del Sassicaia, anche questo disciplinare presenta vitigni internazionali, come lo Chardonnay, il Sauvignon, il Merlot e i Cabernet, ma anche vitigni locali, come il Sangiovese, il Trebbiano toscano e il Vermentino. Una DOC abbastanza affollata proprio perché alla ricerca di una strada da intraprendere. Percorso non facile da intraprendere per questa DOC, così come per gli altri disciplinari della zona, esclusa Bolgheri che, grazie all’ingresso del Sassicaia, prima nella DOC Bolgheri con sottozona Sassicaia e dopo in un disciplinare proprio Bolgheri Sassicaia, è riuscita a farsi conoscere internazionalmente. Il resto delle DOC però ha risentito della nascita di molti SuperTuscans che, in parte nati prima dei disciplinari e in parte per scelte aziendali, hanno deciso di mantenersi fuori dalle DOC e proporsi come vini a Indicazione Geografica Tipica.

Questo fenomeno non riguarda solo la Toscana, ma certamente ha avuto il suo maggiore sviluppo in questa regione, coinvolgendo sia le DOCG, vedi Chianti Classico, sia zone allora totalmente escluse dal mondo della viticoltura, vedi Sassicaia.

I SuperTuscans erano nati come fenomeni di contestazione delle rigide regole dei disciplinari e si caratterizzavano, in grandi linee, per l’uso di uve internazionali e per l’uso della barrique: fenomeno questo che ha interessato soprattutto il Chianti. La nascita di questi vini venne notata molto rapidamente dal mercato anglosassone, che li battezzò con la dicitura di SuperTuscans e vengono venduti all’estero con questa dicitura, come se si trattasse del nome di un disciplinare. L’enorme successo di questa operazione ha portato molti produttori a mantenersi fuori dai disciplinari anche quando questi si sono adeguati, allargando le maglie delle proprie regole di produzione o creando dei nuovi disciplinari apposta per questi SuperTuscans. La maggior parte non entrò nei disciplinari, un po’ perché oramai erano conosciuti per il loro nome e non necessitavano di denominazioni per garantire la propria qualità e un po’ per un fattore commerciale: si pagano molto di più i vini considerati SuperTuscans che qualsiasi altra DOCG.

Il fenomeno dei SuperTuscans colpì anche zone dove non vi era una tradizione vitivinicola. La zona più eclatante fu proprio la zona costiera delle province di Pisa e Livorno, se si esclude l’Isola d’Elba, dove non erano presenti delle DOC e dove sono emersi numerosi fuoriclasse nati, come Vino da Tavola o IGT e che, anche quando poterono, rinunciarono alle DOC territoriali. L’unica eccezione fu la DOC Bolgheri, che merita un discorso a parte. Questo fenomeno spiega come mai la quasi totalità delle DOC locali non siano riuscite ancora a emergere.

Castello del Terriccio, nel 1975 quando prende le redini della tenuta Gian Annibale Rossi di Medelana, contava già con qualche ettaro di vigneto, dove veniva coltivato del Sangiovese; solo più tardi si impianteranno vitigni internazionali, che daranno vita nel 1993 al vino di punta della tenuta, il Lupicaia, nonché il vino più importante prodotto nella zona di Montescudaio.

Le possibilità praticamente infinite della tenuta hanno permesso di selezionare senza nessun ostacolo i terreni migliori sia per composizione, sia per esposizione. Fu naturale, quindi, che questo vino abbia attirato immediatamente l’attenzione già alla sua prima uscita, anzi si può affermare che era un vino atteso.

La prima annata in commercio del Lupicaia è quella del 1993; commercializzato come Vino da Tavola per ben due annate, è passato solo nel 1995 alla dicitura d’Indicazione Geografica Tipica, poiché era proibito ormai indicare l’annata nei Vini da Tavola.

Da un assemblaggio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e una percentuale minima di Merlot, il Lupicaia è passato a un taglio dell’85% di Cabernet Sauvignon e il resto diviso tra Merlot e Petit Verdot. Sulle note dei SuperTuscans si fa largo uso della barrique e del tonneau, circa 22 mesi.

La tessitura del terreno, argilloso-sabbiosa, dona vini robusti e con una forte mineralità scura. È questo il filo conduttore presente in tutti i vini rossi prodotti da Castello del Terriccio.

Il Lupicaia 2007 ne è un chiaro esempio. Vino impenetrabile. Grande gamma di frutta scura, con qualche accenno a frutta sotto spirito, ventaglio di spezie dolci, cacao, mineralità scura che ricorda la ruggine, note di humus, ginepro, ma soprattutto una grande tenuta balsamica di eucalipto. Grande l’avvolgere della morbidezza, sostenuta da una acidità non prorompente, che trova supporto però nella sapidità e in un tannino elegante. Persistenza lunghissima sulle note di frutta scura.

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