UN SUCCESSO IL “LIOLA’” DI PIRANDELLO CON CAPODICI REGISTA

Non è facile misurarsi con un “mostro sacro” come Luigi Pirandello. Soprattutto quando il Premio Nobel mette in campo il meglio della sua produzione artistica. Il riferimento è a quel “Liolà” che ha consentito allo scrittore siciliano di ritrarre un microcosmo contadino di consolidate abitudini. Il regista Antonello Capodici ha scommesso su una scenografia che consentisse subito un richiamo all’opera pirandelliana, come se il pubblico avesse avuto l’opportunità, a un tratto, di calarsi nella dimensione scenica caratterizzata dall’intraprendenza del dongiovanni canterino interpretato da Rosario Marco Amato. Una trasposizione non facile, fotografata da Barbara Conti, ma perfettamente riuscita grazie a un insieme equilibrato, capace di rendere al meglio quello che ha sempre rappresentato un momento atipico nella produzione teatrale pirandelliana. Un successo, domenica scorsa, all’auditorium della Scuola regionale dello sport a Ragusa, la messa in scena di “Liolà” inserita nel contesto del cartellone “Teatro In Primo Piano” promosso dall’associazione culturale Abc. L’interpretazione ricca di pathos e allo stesso tempo con toni scanzonati dell’attore protagonista ha riscosso il consenso del pubblico presente facendo sì che i toni della commedia prevalessero su quelli tragici che pure, a tratti, si avvertono. La forza del Liolà voluto da Capodici è evidenziata dalla rappresentazione della solarità di un universo rurale contrapposta alla claustrofobia di derivazione borghese che d’altronde caratterizzerà le opere successive di Pirandello. Il regista ha messo in luce ciò che all’autore preme di più: l’analisi di una società di tipo verghiano, dove si mischiano grettezza, calcolo, avidità e brama di benessere, dove il possesso della “roba”e la fertilità costituiscono le discriminanti di un mondo arretrato, introducendo per questi stessi motivi l’elemento che disarticola la struttura sociale con il suo comportamento anticonformista e refrattario alle regole: è lui, Liolà, uno spensierato seduttore con la passione per la poesia ed il canto, padre di tre figli avuti da altrettante donne, ma con una sua moralità maliziosa. La sua levità, il suo disinteresse nei confronti della povertà morale che pervade l’ambito angusto della commedia rappresentano i temi dominanti senza dimenticare, però, come Liolà si proponga furbescamente in qualità di sposo a tutte le fanciulle con le quali ha avuto una relazione e dalle quali non può ricevere che un diniego, vista la sua inattendibilità come marito. Ed è proprio in questa ambiguità la chiave di lettura di un’opera dove i toni drammatici sono stemperati da un umorismo di fondo e dove il finale tragico è solamente sfiorato. Una vera e propria prova d’autore per Rosario Marco Amato che ha saputo rendere al meglio lo spirito di un personaggio sulla cui profondità ancora oggi gli studiosi si interrogano e che, però, nella schiettezza e nella semplicità della narrazione teatrale, ha saputo coinvolgere in maniera piena gli spettatori.

 

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