SFIGMO E FONENDO

Pubblicato il Country Report Italia 2013 che traccia un quadro minuzioso sullo stato di salute degli Italiani; il 10,3% ha un età tra 65 e 74 anni mentre il 10% della popolazione ha più di 75 anni. La Regione più vecchia è la Liguria mentre quella più giovane è la Campania che però ha anche il tasso più alto di mortalità, mentre il tasso di fecondità Italiano si conferma tra i bassi in Europa.

La nostra popolazione segue ancora comportamenti di vita fortemente a rischio che possono influenzare in modo decisamente negativo sia la durata che la qualità della vita; in specie il tabagismo ,soprattutto tra i 25 e i 34 anni,ma anche il sovrappeso e l’obesità sono dei problemi che riguardano per lo più gli uomini e le Regioni meridionali.

Tra le cause di morte al primo posto le malattie cardiocircolatorie seguite dai tumori le cui percentuali di guarigione però migliorano nettamente toccando il 61% per le donne e il 52% per gli uomini;I tumori che hanno la maggiore sopravvivenza sono quelli della mammella per la donna (87% ) e quello della prostata (88%) per l’uomo e questi risultati sono dovuti alle campagne di screening, verso cui aumenta l’adesione e alla maggiore efficacia delle terapie.

La mortalità infantile prevale sempre al Sud mentre tra gli anziani aumenta la quota di chi vive da solo; tra gli indicatori di assistenza aumenta la quota di Assistenza Domiciliare Integrata che però resta sempre tra le più basse in Europa e che di recente è fatta oggetto di importanti finanziamenti Europei, i cosiddetti fondi PAC (Piano Azione Coesione) ottenuti da una rivisitazione di fondi Europei 2007/2013 non spesi dalle Regioni dell’obiettivo 1, per i quali di recente sono state pubblicate le linee guida.

Tra l’assistenza domiciliare integrata ,l’ADI per i malati terminali segna una grave disparità tra le Regioni del Nord e quelle del Sud (89,6% contro 61%) mentre sono diminuiti ancora i ricoveri sia ordinari che in Day Hospital.

L’Italia consuma ancora troppi antibiotici ma la spesa sanitaria complessiva pubblica e privata è tra le più basse in Europa ed ancora induce preoccupazione il recente dato Censis secondo cui oltre 9 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure per ragioni economiche.

Il Report soprattutto viste le grosse differenze tra Nord e Sud suggerisce un migliore coordinamento delle Politiche Sanitarie a livello Nazionale e Regionale,l’incentivazione dell’educazione alla salute,l’adeguamento delle offerte alle richieste della popolazione e alle sue vere esigenze e il suo coinvolgimento in stili di vita più virtuosi e più corretti che prevenendo le malattie possano anche alleggerire i già esangui bilanci delle Sanità Regionali. In futuro è lecito immaginare un SSN che possa fornire nuovi modelli di assistenza ,con particolare attenzione alle cure primarie e alla continuità assistenziale Ospedale /Territorio.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it