San Valentino e AI, il confine dell’amore si sposta online: un utente italiano su tre pronto a uscire con un chatbot

L’idea di una relazione sentimentale con un’intelligenza artificiale non appartiene più soltanto alla fantascienza. In Italia, il 30% degli attuali utenti di app di incontri dichiara che prenderebbe in considerazione una relazione romantica con un bot basato su AI, mentre il 31% ritiene possibile arrivare a provare sentimenti per un chatbot. È quanto emerge dal Norton Insights Report 2026: Artificial Intimacy, che fotografa un cambiamento culturale profondo nel modo in cui le persone cercano compagnia e conforto.

Il dato si inserisce in un contesto di crescente solitudine e fragilità emotiva. Sempre più utenti si rivolgono alla tecnologia non solo per conoscere nuove persone, ma anche per colmare vuoti affettivi. Il 38% degli utenti italiani di app di dating afferma che userebbe un chatbot per superare una delusione amorosa, mentre il 65% di chi ha già utilizzato strumenti di AI per consigli sentimentali dichiara che si fiderebbe più di un “coach” digitale che di amici o familiari.

Per quasi la metà degli intervistati (48%), chiedere suggerimenti a un assistente virtuale è già una pratica consolidata. E il 43% ritiene che un partner basato su AI potrebbe offrire maggiore supporto emotivo rispetto a una persona reale. La promessa di un interlocutore sempre disponibile, empatico e programmato per comprendere bisogni e insicurezze sembra esercitare un forte richiamo.

Ma il passaggio da strumento di supporto a possibile partner romantico è breve. Oltre la metà degli utenti di dating online (57%, percentuale che sale al 72% tra gli utilizzatori attuali) prenderebbe in considerazione di frequentare un chatbot. E il 45% si dice disposto perfino a immaginare una relazione con un “clone” digitale della propria celebrità preferita.

Dietro questa apertura si nasconde però un’altra faccia del fenomeno: quella delle truffe sentimentali e della manipolazione emotiva. Il 22% degli utenti italiani di app di incontri afferma di essere stato preso di mira da una romance scam; tra questi, il 41% dichiara di esserne rimasto vittima. Tra gli utenti attivi, le percentuali salgono: il 34% è stato bersaglio di tentativi di truffa e più della metà di loro ha subito un danno concreto.

Le dinamiche sono spesso simili: richieste di denaro, pressioni emotive, false identità. Il 36% degli utenti attuali riferisce di essere stato sollecitato a inviare soldi a qualcuno conosciuto online. Il 46% è stato contattato da persone che si spacciavano per celebrità o personaggi pubblici; tra questi, un terzo ha cliccato su link ricevuti, il 17% ha condiviso informazioni personali e il 7% ha inviato denaro.

Il quadro che emerge è quello di un equilibrio delicato tra bisogno di connessione e vulnerabilità digitale. L’intelligenza artificiale non è di per sé una truffa, ma può diventare uno strumento potente nelle mani sbagliate. La rapidità con cui si costruisce fiducia online — soprattutto quando si parte da una condizione di solitudine — rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio.

La trasformazione delle relazioni affettive nell’era dell’AI pone quindi una domanda più ampia: fino a che punto la tecnologia può sostituire — o simulare — l’intimità umana? Mentre chatbot e assistenti virtuali diventano sempre più sofisticati, il confine tra supporto, compagnia e dipendenza emotiva appare sempre più sottile.

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