PRENDE IL VIA L’ANTOLOGICA IN ONORE DEL PITTORE VITTORIESE: “PER NON DIMENTICARE FRANCESCO GIOMBARRESI”

La nostra Sicilia è una Terra ricca di bellezze paesaggistiche, culturali e umanistiche. Tanti letterati, poeti e artisti di vario genere hanno contribuito nel tempo ad accrescere il valore della nostra isola, molti dei quali hanno dato vita alla sua storia culturale ed artistica (basti pensare a G. Verga, S. Quasimodo e L. Sciascia per fare qualche nome e Renato Guttuso, pittore protagonista del Realismo italiano).

Fra i nomi citati più di rado ritroviamo  quello di un pittore vittoriese, non meno degno di essere annoverato fra la categoria dei grandi artisti,  Francesco Giombarresi.

L’artista  nacque a Vittoria nel 1930 ma si trasferì giovanissimo nella vicina Comiso. Covò a lungo il fuoco dell’arte sotto le ceneri di una quotidianità dura e amara, fatta di stenti e di rabbia, «sacrificata, stancata, disavventurata, bastonata» come egli stesso amava dire, qual era quella del proletariato siciliano negli anni Cinquanta e Sessanta.

Pittore per vocazione, contadino per necessità, svolse lavori gravosi (bracciante agricolo, scaricatore di prodotti ortofrutticoli, operaio d’una compagnia petrolifera francese, boscaiolo nella Foresta Nera in Germania), fu oggetto d’ incomprensione sfociata in  scherno e derisione per le sue opere che giunse  per rabbia a bruciare o disperdere,  prima d’essere consacrato artista.

Fu Leonardo Sciascia ad interpretare la sua pittura, a prima vista naif, fornendone una chiave di lettura e a comprendere come quei paesaggi, quei volti tra l’impaurito e l’attonito, i cespugli fioriti, i boschi ombrosi, i disegni e gli schizzi, riflettessero in forme espressionistiche il trauma dell’impatto di un «uomo sereno, puro nel cuore e nella mente, candidamente compreso della propria dignità» con la durezza della realtà.

«La sua pittura – scrisse Sciascia nel luglio 1969 sul “Corriere della Sera” – altro non è che una scrittura, la più autentica e coerente che sia riuscito a inventare contro i sistemi della rabbia e della contraddizione che da ogni parte lo assediano».

L’arte di Giombarresi è stata avvicinata per sensibilità e caratteristiche a quella di alcuni esponenti dell’espressionismo europeo, dai Brücke e al Blaue Reiter tedeschi ai Fauves francesi. Questi infatti,  in polemica con il naturalismo positivista e l’ottimismo borghese, possedevano una visione inquieta e problematica della realtà, con aspre dissonanze cromatiche e con immagini angoscianti di una umanità sofferente.

Ed è in memoria di tale artista che è stata inaugurata oggi, alle 18,30 nella sede della Fondazione “Giovan Pietro Grimaldi” (Corso Umberto I, 106 Modica), l’antologica «Per non dimenticare Francesco Giombarresi», dedicata al “pittore contadino” scomparso nel 2007.

La mostra, che propone 35 opere scelte dalla figlia Rosa tra le più belle e meno note, intende   mettere in risalto la figura di un artista, tanto straordinario da essere meritevole anche dell’ammirazione di Sassu e di Guttuso; non per niente Francesco Giombarresi divenne un “caso” nell’arte italiana degli anni Sessanta. 

La mostra potrà essere visitata fino al 18 settembre, tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16 alle 20 (domenica dalle ore 16 alle 20).

E’ lodevole l’interesse di chi continua ad alimentare amore per l’Arte, in un mondo così intriso di finalismo.  Non deve necessariamente essere ricercato uno scopo per godere di un opera artistica, il fine sta già nella fruizione della stessa. In una sola espressione l’Arte per l’Arte. 

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