Un possibile nuovo fronte delle malattie infettive arriva dal mondo marino e apre interrogativi importanti sulla salute umana. A rilanciare l’allerta è l’infettivologo Matteo Bassetti, che su X ha commentato uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, secondo cui per la prima volta un virus di origine marina avrebbe mostrato un possibile salto di specie […]
Occhi nel mirino: il virus marino che potrebbe colpire l’uomo
11 Apr 2026 10:50
Un possibile nuovo fronte delle malattie infettive arriva dal mondo marino e apre interrogativi importanti sulla salute umana.
A rilanciare l’allerta è l’infettivologo Matteo Bassetti, che su X ha commentato uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, secondo cui per la prima volta un virus di origine marina avrebbe mostrato un possibile salto di specie dall’ambiente acquatico all’uomo.
Il virus in questione, identificato come Covert Mortality Nodavirus (CMNV), sarebbe stato finora conosciuto come patogeno tipico di pesci e invertebrati marini, tra cui gamberetti e crostacei. Secondo quanto riportato nello studio, il patogeno sarebbe stato associato a una grave infezione oculare nell’essere umano, con sintomi compatibili con forme infiammatorie oculari e perdita della vista.
Tra le manifestazioni descritte nei casi osservati figurerebbero condizioni simili al glaucoma, con forte infiammazione e aumento della pressione intraoculare, potenzialmente in grado di causare danni permanenti alla vista fino alla cecità.
Secondo quanto riferito, la trasmissione potrebbe essere collegata al contatto diretto o alla manipolazione di organismi marini o al consumo di frutti di mare crudi, soprattutto in soggetti che lavorano a stretto contatto con specie acquatiche.
Bassetti, commentando i dati, ha sottolineato come il virus presenti una capacità di adattamento particolarmente ampia, in grado di infettare diverse specie animali. “Gli oceani rappresentano oggi una nuova frontiera per le malattie infettive che possono avere un impatto diretto sulla salute umana”, avrebbe evidenziato l’infettivologo.
Si tratta tuttavia di risultati scientifici ancora oggetto di studio e approfondimento, che richiederanno ulteriori verifiche per chiarire dinamiche di trasmissione, reale rischio per l’uomo e implicazioni cliniche.
Foto: Ansa
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