MOSTRA FOTOGRAFICA “SBARCHI” DI MASSIMO ASSENZA - Ragusa Oggi

MOSTRA FOTOGRAFICA “SBARCHI” DI MASSIMO ASSENZA


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MOSTRA FOTOGRAFICA “SBARCHI” DI MASSIMO ASSENZA
Cultura
16 marzo 2013 15:56

Massimo Assenza ha fotografato volti, occhi, sguardi, lacrime, sofferenze, di uomini, donne, bambini, in fuga dalle terre di origine, in cerca di pane e libertà. Con l’intento nobile di raccontare per immagini pezzi importanti della storia contemporanea. Di proporre serie riflessioni sul fenomeno senza fine della migrazione clandestina, al di là delle emozioni del momento e della labile memoria degli uomini. Non violazione della privacy, ma“ingerenza” lecita, la sua, prevista anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto misura necessaria per invocare e sollecitare la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Queste le finalità culturali e sociali della mostra “Sbarchi”, presentata ieri sera nell’auditorium dello Spazio Cultura “Meno Assenza”, intestato al padre di Massimo, che appartiene ad una generazione di artisti della fotografia. Dopo i saluti del sindaco Luigi Ammatuna e dell’assessore Rossella Smarrocchio, gli interventi di Giuseppe Leone, Grazia Dormiente e dello stesso autore. “Un racconto – ha detto Leone – di uomini e donne che approdano in una terra carica di memoria e storia, prima tappa e prima fonte di riposo. Che pone anche il problema dell’accoglienza e del futuro immediato di queste persone, che, rimanendo il più delle volte ai margini del mondo del lavoro, non riescono a mettere la parola fine alle loro sofferenze”. Di pregiudizi e disinformazione ha parlato Assenza nei confronti di un fenomeno che invece meriterebbe maggiore attenzione sotto l’aspetto della riflessione storica, “perché la diversità rappresenta, complessivamente, una grande ricchezza sociale”. Particolarmente toccante l’intervento di Grazia Dormiente che ha concluso leggendo i versi della sua poesia “Sguardo meridiano”: “Il vento della storia/ schiumeggia/ paure, fughe e memorie/ di salmastra nebbiosità./ Il suo fluttuante respiro/ penetra/ corpi, occhi e mani,/ narranti sbarchi,/ passi nudi sospesi/ tra elegie e lamenti,/ che all’unanimità migrante,/ come il mare, affidano/ il canto della vita.

 

 

 

 

 


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