Modica celebra le sue origini attraverso la mostra “Modica fra Siculi e Greci”

MODICA – Modica riscopre le proprie origini e lo fa con un evento di altissimo profilo scientifico. È stata presentata lo scorso 23 gennaio, presso il Palazzo della Cultura, la mostra “Modica fra Siculi e Greci”, un’esposizione che accende i riflettori su un periodo cruciale della storia isolana: quello dell’incontro tra le popolazioni indigene e i primi coloni greci.
L’inaugurazione, sostenuta con forza dal Sindaco Maria Monisteri Caschetto e dall’Amministrazione Comunale, è stata presieduta dal Prof. Giovanni Di Stefano (Università della Calabria e direttore onorario del Museo di Modica). Il dibattito ha visto la partecipazione di nomi illustri dell’archeologia italiana, come i professori Massimo Frasca (Catania) e Massimo Cultraro (Palermo), insieme alla dott.ssa Angela Maria Manenti, in rappresentanza del Parco Archeologico di Siracusa, ente che ha reso possibile l’evento grazie alla concessione temporanea dei preziosi reperti. Il tesoro di via Polara: il “calderone” inedito
Il pezzo forte dell’esposizione è un eccezionale “calderone” in argilla, rinvenuto tra il 1925 e il 1930 in via Polara, proprio a ridosso del Duomo di San Giorgio. Il reperto faceva parte del corredo di due tombe a camera aristocratiche, testimonianza di una comunità indigena d’élite che, già nell’VIII secolo a.C., dialogava e commerciava con i Greci stanziati sulla costa.
Il calderone, rimasto finora inedito e oggi finalmente visibile al Museo di Modica, presenta un diametro di 40 cm e una raffinata decorazione a motivi geometrici (meandri e triangoli). Si tratta di una “traduzione” in argilla di modelli metallici, tipica della cosiddetta facies del Finocchito (730-650 a.C.), lo stile che segna il passaggio epocale influenzato dai contatti con la Corinto dell’epoca, mediati dalla potente Siracusa. I segni di una contaminazione culturale
Oltre al calderone, la mostra espone il ricco corredo delle tombe elitarie: ciotole, anfore, fibule in bronzo, catenelle e anelli. Questi oggetti raccontano come l’assetto sociale di Modica sia mutato profondamente in seguito alla fondazione delle colonie greche (Naxos, Megara Iblea, Siracusa). Un processo di trasformazione che si interruppe bruscamente intorno al 664 a.C., quando la politica di espansione greca portò all’abbandono di molti siti indigeni. Non solo ceramiche: le asce di San Giacomo
Il percorso espositivo è arricchito da un ulteriore lotto di grande interesse: 9 asce in roccia basaltica rinvenute in località San Giacomo. I reperti sono stati donati da padre Placido Spadaro di Palazzolo Acreide, appartenente alla storica famiglia dei baroni Spadaro di Scicli, aggiungendo un tassello fondamentale alla conoscenza della preistoria del territorio. Informazioni per i visitatori
La mostra rappresenta un’occasione imperdibile per cittadini e turisti di riappropriarsi della memoria storica del territorio modicano. Un’iniziativa che mira alla massima diffusione della cultura: l’ingresso alla mostra sarà gratuito ogni prima domenica del mese, in contemporanea con l’apertura gratuita degli altri siti d’eccellenza della città, come il Museo Etnografico, il Castello e il Chiostro di Santa Maria del Gesù.

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