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L’ultimo saluto a Marta Pediglieri. Il vescovo Rumeo: “Prendete ad esempio il suo amore per Cristo e per la Chiesa”
16 Mar 2026 20:49
Tanta commozione, un clima di grande raccoglimento. Modica ha dato oggi l’ultimo saluto a Marta Pediglieri, la donna di 41 anni morta dopo una lunga malattia. Il funerale è stato celebrato nella chiesa del Sacro Cuore.
La comunità della parrocchia di cui Marta faceva parte e dove era impegnata in vario modo e – tra l’altro – anche nel coro parrocchiale, si è stretta attorno alla giovane donna, al marito Giorgio e alle sue tre figlie, ma anche ai genitori, ai suoceri, alle nonne, alla sorella, agli altri parenti. La chiesa era strapiena e molte persone sono rimaste all’esterno. Il feretro è stato accolto da un lungo applauso.
La camera ardente allestita nel salone della parrocchia, intitolato a Padre Rizza, è stata meta costante dei tanti amici di Marta. La conosceva e la amava la sua comunità, ma anche il mondo dell’informazione e dell’emittenza televisiva, perché Marta aveva lavorato come segretaria a Video Mediterraneo. Moltissimi i rapporti costruiti negli anni nella città.
Il vescovo di Noto, monsignor Salvatore Rumeo, ha inviato un messaggio alla famiglia e alla comunità parrocchiale. Il presule l’ha definita “una giovane che amava la vita e la sua famiglia. Un’intera generazione di giovani, infatti, ricorda Marta e il suo disarmante sorriso che contagiava tutti”. Monsignor Rumeo ha poi offerto una riflessione sul tema della morte: “La morte rimane sempre una pagina dolorosa da leggere e capire. Arriva nella nostra vita portando dolore, lacrime e sofferenza suscitando domande che trovano risposte solamente nella croce e nella resurrezione di Cristo. La memoria è vita e la vita si celebra anche nel ricordo delle orme che lasciamo su questa terra così bella e travagliata”.
E ha ricordato anche il suo impegno nella comunità parrocchiale: “In questo luogo santo dedicato al Sacro Cuore, Marta ha conosciuto il Signore, è cresciuta nella fede e ha speso la sua giovinezza a servizio di Dio e dei fratelli. Sono infiniti gli attimi di vita quotidiana vissuti da Marta in questa Chiesa e in questi locali parrocchiali e a raccontarli non basterebbe una intera giornata. Tenete alta la memoria di Marta e il suo insegnamento. Prendete ad esempio il suo amore per Cristo e per la Chiesa. Non tiratevi indietro ma ogni giorno dite il vostro «sì» alla vita e all’amore”.
Toccante anche il momento dell’omelia durante il quale il celebrante, padre Peppe Di Stefano, ha toccato l’anima dei presenti. Queste le parole usate.
Carissimi fratelli e sorelle,
l’evento del lutto è tra le esperienze più delicate e tragiche della nostra vita, specialmente quando coinvolge una persona ancora in giovane età. Ma il cuore si stringe ancora di più quando questa persona è una madre, una moglie, una sorella e una figlia…e desidero aggiungere che questa stretta ci appesantisce ancora di più quando ad allontanarsi da noi è una persona come Marta.
In questi giorni un fiume di amici ha inondato questa parrocchia, trasformatasi ancora una volta – per un affettuoso desiderio della nostra sorella – in una Casa: la sua, la nostra casa. Ciascuno ha espresso sentimenti di stupore e ricordo in una polifonia di voci ed emozioni che sarebbe davvero impossibile e riduttivo raccontare ma che, nondimeno, sarebbe ingiusto tacere. Pertanto, vorrei solo con qualche parola descrivere quello che i miei occhi in queste ore hanno visto, facendo – la prima lettura ci incoraggia in questa impresa (cfr. Pr 31,10-31) – la lode della donna forte.
Marta, “donna di casa”
Tutti sanno quante volte ti ho stuzzicata con la proposta di diventare una delle nostre catechiste. Proposta che sempre hai rifiutato con energia, sentenziando che non avresti avuto nulla da dire o da insegnare agli altri. Eppure, una dolce ironia della Provvidenza ha permesso che, proprio nei giorni e nei luoghi usualmente dedicati alla catechesi, tu ci tenessi tutti a scuola! Con un magnetismo degno delle catechiste più in gamba: «Non riesco ad andarmene. Giungo fin davanti alla porta e poi ritorno indietro. Non mi staccherei mai da qui. Lei ci ha voluti tutti qui!», quante volte ho sentito ripetere queste frasi in queste ore.
Cosa ci hai insegnato in questa tua solenne, e al tempo stesso semplice, lezione di vita e di fede?
Marta, donna di vita e vivace.
Innanzitutto, che si può andare in paradiso con una felpa, jeans e scarpette comode. Perché il cielo, come anche la terra, non è un posto per poltroni ma un grande luogo da animare (in cui dare l’anima), come si fa ad un grest o a un campo estivo. Perché la vita – anche la Vita eterna – è fatta per essere vissuta e non solo abitata.
Marta, donna dall’amore concreto.
Poi, ci hai insegnato che si può amare concretamente e nei modi più semplici; ad esempio, facendo servizio nella dispensa della caritas parrocchiale o – quando le forze ti sono venute meno – badando alla burocrazia che ci sta dietro. Ci hai insegnato che è possibile amare come Gesù, «fino alla fine» (Gv 13,1). Anche in una camera di ospedale, col respiro corto. È notevole considerare che il tuo ultimo post su un social sia stato destinato ad una “richiesta di aiuto” per un’estranea che soffriva accanto a te.
Marta, donna forte
Ancora, ci hai insegnato che per amore si può anche fingere. Sì, fingere di non soffrire, di non stare male, di non essere stanca. Così da non fare preoccupare quelli che ti stavano attorno. In primis il tuo ragazzo (Giorgio) e le tue ragazze (Francesca, Maria Sole e Smeralda). In questi giorni li abbiamo visto riflettere e risplendere della tua stessa forza, hai fatto un buon lavoro!
Marta, donna di parrocchia
Ci hai ricordato che la Chiesa è Famiglia, è Casa! Dove si gattona durante gli incontri delle famiglie. Dove si balla, si ride e si parla durante gli incontri dei gruppi giovanili. Dove si canta, in corale o in karaoke. Dove si cresce nell’amore insieme: sposandosi, generando vita e camminando come famiglia in mezzo ad altre famiglie. Così i tuoi genitori (Angelo e Rosalba) hanno creduto e voluto insegnare a te e a Noemi. E in questi ultimi giorni sei voluta tornare qui: nel tuo Sacro Cuore, per riposare un’ultima volta in quelle stanze che ti hanno vista fare tanto.
La famiglia di Marta
Marta, infine, ci hai preparato a capire che in una Comunità non esistono ruoli ma solo missioni. Anzi, forse una sola missione, quella di essere gli uni per gli altri un fratello, una sorella, un padre, una madre: custodi e promotori della vita felice di chi ci sta accanto. Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato una promessa di Gesù: «Non vi lascerò orfani… ritornerò da voi… vi darò la pace» (cfr. Gv 14,12-31). Marta, siamo sicuri che oggi questa promessa tu la prendi in prestito dalle parole di Cristo per rivolgerla al tuo ragazzo, alle tue ragazze e alla tua casa; e, ti preghiamo, aiutaci a fare la stessa cosa! Te lo promettiamo Marta, non li lasceremo soli, non li lasceremo orfani! Per loro ci impegniamo ad essere, da oggi in poi, fratello, sorella e madre.
«Tu che in terra sei stata
come una montagna:
forte e serena, un punto d’appoggio
per chiunque cercasse sicurezza.
In cielo sii come una stella:
un punto di riferimento per tutti noi
che, guardando in alto,
camminiamo insieme verso il Paradiso».
Grazie Marta,
perché ci hai mostrato che i santi, alla fine,
sono sempre “persone normali”.
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