L’elemosina con il codice QR

Il 1° gennaio è entrato in vigore in Italia l’obbligo di integrazione tra i sistemi di pagamento elettronico (Pos) e i registratori telematici per le attività commerciali. Sebbene le parrocchie seguano regimi fiscali specifici, la spinta verso la tracciabilità digitale è parte di questo cambiamento nazionale del sistema dei pagamenti. Per gestire donazioni digitali in modo trasparente, molte diocesi utilizzano piattaforme ufficiali come la Rete del Dono o i servizi per le erogazioni liberali indicati dall’Agenzia delle Entrate.
La Conferenza episcopale italiana (Cei), in collaborazione con istituti bancari, ha promosso l’installazione di totem digitali per le offerte. Entro la fine del 2025 il progetto prevedeva l’attivazione in almeno 30 chiese, con l’obiettivo di raggiungere 100 parrocchie su scala nazionale nel 2026. Installazioni sono attive, per esempio, nel quartiere Cagnola di Trento, dove da pochi giorni è installata una postazione per fare le offerte con il bancomat. Il Pos è presente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, a Verona, anche nella Assisi di Francesco, il santo poverello. I fedeli possono utilizzare carte di credito, debito o smartphone (Nfc) sui totem. L’uso del Pos serve a contrastare la diminuzione del contante, prevenire i furti nelle cassette delle offerte e facilitare le donazioni da parte dei turisti, soprattutto stranieri.
L’uso della tecnologia sta cambiando perfino il volto dell’elemosina. Se un tempo le monete scivolavano nelle mani di chi chiedeva, oggi un gesto di solidarietà può avvenire con un semplice tocco su uno schermo. A Milano esiste la possibilità di fare donazioni tramite codici QR. In molti angoli della città, persone che chiedono l’elemosina esibiscono piccoli cartelli con un codice che spinge i passanti, scansionandolo con il proprio smartphone, a donare piccole somme, evitando così l’uso di monete o banconote. Si tratta di un fenomeno che va oltre la semplice comodità: anche in questo caso il pagamento digitale risulta infatti più sicuro per chi dona e per chi riceve, e inoltre contribuisce a ridurre il rischio di furti. Viene meno anche la frettolosa giustificazione “non ho monete”, spesso detta al questuante.
L’estate scorsa, il Pos era esibito dagli ambulanti stranieri sulle spiagge affollate del Salento. Venditori di fragili cappelli o di libri dai titoli più improbabili erano lesti a tirare fuori le macchinette dalle tasche non appena il potenziale cliente affermava di essere a corto di contante.
Nel ragusano la beneficenza continua nella tradizione. Durante le festività, come quella di San Giorgio a Ragusa Ibla, le offerte continuano ad essere fatte soprattutto in contanti, accompagnate da preghiere e gesti simbolici. Durante la processione e le celebrazioni religiose, i fedeli fanno spesso delle offerte in denaro per onorare il santo e per chiedere grazie. Stesse scene a Chiaramonte Gulfi, a Modica, durante la Pasqua a Comiso, un po’ ovunque nelle nostre città. Un altro esempio, sebbene in decadenza, è quello delle “ceste della carità”, che vengono distribuite nelle case delle famiglie durante il periodo natalizio.
Fra tre giorni è l’Epifania, giorno in cui dalle nostre parti i nonni donano la Strenna, ovvero una somma di denaro, ai piccoli nipoti. Ancora pochi anni e quest’ultimi andranno dalla nonna con il Pos.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it