Un ammanco di 369.000 euro sul budget destinato alle prestazioni convenzionate dei laboratori di analisi della provincia di Ragusa sta suscitando forte preoccupazione. A denunciarlo è il Movimento Laboratori Siciliani (MLS) tramite il segretario regionale e provinciale Salvatore Battaglia, che definisce la vicenda «gravissima e penalizzante per il territorio ibleo». Secondo quanto riportato dal sindacato, […]
La vittoria del “No” come la carezza di un figlio alla madre
24 Mar 2026 09:48
La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola
Da questo esito, la politica — al di là delle tifoserie — dovrebbe trarre tre insegnamenti essenziali.
Primo. Al di là delle intenzioni e dietrologie, “escludere di fatto” molti giovani dal voto non porta mai nulla di buono. A innumerevoli studentesse e studenti fuorisede non è stato “consentito nei fatti” di esercitare il proprio diritto di voto, indipendentemente dalla scelta. Anche molti universitari siciliani si sono trovati nell’impossibilità di partecipare: tra chi non può rinunciare alle lezioni (diritto allo studio) e chi non può sostenere i costi di un viaggio (diritto all’uguaglianza). Pochi (una minoranza), sono riusciti a votare ricorrendo all’espediente del “rappresentante di lista”.
Questa situazione è frutto tanto di un’antica inerzia legislativa quanto di una mancanza di volontà attuale. E appare paradossale che, nell’epoca delle identità digitali pervasive, proprio la voce di molti giovani — i principali destinatari delle scelte sul futuro — sia rimasta inascoltata. Il loro spartito è stato coperto dalle solite, ripetitive note di un mondo adulto autoreferenziale.
Non si sono levate proteste davvero forti, né da una parte né dall’altra, né tantomeno dai rappresentanti locali sui social. Eppure, quando siamo noi adulti a non garantire concretamente i diritti fondamentali, dovremmo avere maggiore cautela nel pronunciare parole come “giustizia”. Così come, prima di accusare i giovani di disimpegno civico, dovremmo interrogarci su quanto facciamo per non scoraggiarli.
Io, domenica, ho votato anche per chi non ha potuto farlo, gli invisibili. Perché il rischio era che, ancora una volta, perdessimo tutti. Non voglio abbassare per pudore lo sguardo davanti ai nostri figli.
Secondo. Presentare, anche implicitamente, una riforma come una “punizione” per i giudici era una strategia destinata a fallire.
Se una parte degli italiani nutre diffidenza verso la magistratura, è altrettanto vero che ne prova ancora di più nei confronti della politica.
Terzo. In Italia la Costituzione conserva un valore quasi sacro, simile a quello di una madre. E nessun figlio oserebbe modificarne con leggerezza le rughe: segni di un tempo inciso nella bellezza imperfetta del suo sorriso.
In definitiva, la differenza non l’hanno fatta le contrapposizioni ideologiche, né alcuni argomenti di merito (che avevano comunque una dignità speculativa), né fattori contingenti come il costo della benzina, scenari internazionali o singoli episodi (“inopportuni”) di cronaca politica.
A incidere davvero è stato qualcosa di più profondo, primordiale: un moto intimo e collettivo.
Accade quando, davanti al volto affaticato di una madre, figli e figlie — spesso distratti e silenziosi — sentono il bisogno di alzarsi, avvicinarsi e stringersi attorno a lei. Per offrirle una carezza. Una carezza fatta di appena due lettere. Ma definitive.
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