LA PAZZA TOPONOMASTICA DELLA CITTA’ DI RAGUSA


L’amico Bruno Occhipinti segnala una singolarità nella toponomastica cittadina. Si tratta di Piazza Politeama, che si estende in tutta la sua grandezza (è davvero grande, seppure in pendenza) nella zona della città attraversata dalla lunga via Mongibello e che si è fortemente espansa negli anni ’90 (ma il cui sviluppo non si è ancora arrestato e laddove esistono lotti anche piccoli non ancora edificati le ruspe sono pronte ad intervenire e a tiare su in pochi mesi la villetta monofamiliare o più sovente la palazzina di sei piani e dodici famiglie con annesso garage e posto macchina, ma a noi piace così).

Questa piazza Politeama è caratterizzata, come dicevo, dalle notevoli dimensioni e dalla inevitabile pendenza, tipica della zona. È la piazza compresa tra le vie Forlanini, della Costituzione, Monte Orticara, Monte Amiata e sostanzialmente utilizzata come parcheggio per i residenti, anche se sulla piazza insistono solo quattro grandi ville al massimo bi-familiari. Quello che ha colpito l’amico Bruno (e chissà quanti altri ragusani tutti più attenti di me che pure in quella piazza sarò passato centinaia di volte) è nel nome stesso del topos. Quel “Piazza Politeama” che in tutte le città del mondo indica la piazza dove sorge il teatro – o uno dei teatri – cittadino. Ancora più precisamente, dove sorge quel teatro nel quale si danno rappresentazioni di vario genere, questo, in effetti, significa “politeama”. Proprio così, giustamente così.

Ma nel nostro singolarissimo caso, e fatto salvo mio errore, nella città capoluogo non esistono teatri pubblici e meno che mai un grande Politeama (annoverare il tendone bianco di Tabuna tra i teatri è fare un grosso sgarbo a tutti i teatri del mondo, anche i più infimi). Forse si voleva scimmiottare la lontana capitale dell’Isola che ha il suo famosissimo Teatro Politeama (che in realtà si chiama “Teatro Garibaldi” e che sorge in quella che tutti i palermitani ed il resto del mondo chiamano appunto “Piazza Politeama” ma che in realtà, come forse non sapevano gli amministratori ed i funzionari del Comune di Ragusa quando scelsero quel nome, si chiama Piazza Ruggero Settimo). Prendiamolo come un augurio, un auspicio ad avere, se non noi ma almeno i figli dei nostri figli, un grande Teatro Politeama in quella piazza dove, per il momento, c’è un’altra grande opera pubblica: il campo da rugby.

La seconda segnalazione è di un amico che in quella strada ha la residenza: via Monte Cengio, anch’essa non distante dalla citata Piazza Politeama, trattandosi di una traversa della via Mongibello. E allora, cosa c’è di strano? Nulla. Il Monte Cengio è una vetta dell’altopiano detto “dei sette comuni” nelle Alpi Orientali venete, e precisamente vicentine, dove si combatterono importanti battaglie nella Prima Guerra Mondiale. Quindi nulla di strano, si dirà. E no, e allora non abiteremmo nella città dalla toponomastica affidata a chissà quale funzionario poeta! C’è un però: quella via è correttamente detta Monte Cengio da un lato, ma dall’altro la tabella diventa miracolosamente Monte Cencio. Pazienza, sarà stata la correzione automatica di Word (nel 1990! Quando al Comune di Ragusa non sapevano cosa fosse un computer). Di correggere l’errore nemmeno a parlarne.

Rimanendo nel quartiere: esiste un ragusano, anche uno solo, che conosce il nome della grande piazza (anche questa in pendenza) formata dalle vie Piemonte, degli Aceri, Liguria e dell’Ebano? Sono pronto a scommettere che arrivato a questo punto della lettura tutti e quattro i miei lettori avranno detto: “ma quella è la piazza Tamanaco”. Vero è! Dal nome del bar che da quaranta anni vi si affaccia. Ma in realtà quella piazza non ha un suo nome proprio.

La terza segnalazione potrebbe in effetti spiegare le altre. Mi è stata fornita dall’amico Enrico Lalicata che racconta come un tempo, ma non molto lontano, un famoso politico ragusano, impegnato soprattutto nell’attività amministrativa comunale, avesse con forte convinzione spiegato che la toponomastica in realtà altro non era se non l’onomastico di Topolino. Era forse influenzato da qualche figlioletto o nipotino in età dysneyana o era semplicemente un viddano di crassa ignoranza com’è nella migliore tradizione politica iblea. Alle prossime segnalazioni. Hicsuntoleones

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