LA COMPAGNIA G.O.D.O.T. METTE IN SCENA IL CAPOLAVORO DEL TEATRO DELL’ASSURDO “LE SEDIE” DI IONESCO - Ragusa Oggi

LA COMPAGNIA G.O.D.O.T. METTE IN SCENA IL CAPOLAVORO DEL TEATRO DELL’ASSURDO “LE SEDIE” DI IONESCO


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LA COMPAGNIA G.O.D.O.T. METTE IN SCENA IL CAPOLAVORO  DEL TEATRO DELL’ASSURDO “LE SEDIE” DI IONESCO
Cultura
18 gennaio 2012 9:43

Un capolavoro che ha contrassegnato la storia del teatro, imponendo la forte poetica di un grande autore che ha voluto raccontare il vuoto che circonda l’uomo, la drammaticità di un’esistenza vana e grottesca, il paradosso di un’incomunicabilità del comunicabile, della stessa irrealtà del reale. Per la 7° edizione della rassegna teatrale “Palchi Diversi”, la compagnia G.o.D.o.T. mette in scena “Le sedie”, la nuova produzione che debutta in prima assoluta venerdì prossimo 20 gennaio alle ore 21 presso il cine-teatro Lumière di Ragusa (in replica il 21 e 22 al teatro Il Palco al centro Masd). Commovente e ironica, l’opera scritta nel 1951 da Eugène Ionesco arriva nel capoluogo ibleo interpretata dagli attori Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso, con la scena e la regia curate dallo stesso Bonaccorso. Un appuntamento insolito e particolare per la provincia, un appuntamento con il teatro dell’assurdo e con una coinvolgente e suggestiva rappresentazione che sviscera la tragicità della vita evidenziandone i caratteri farseschi. “La ragione è la follia del più forte; la ragione del meno forte è follia”.

Da questa massima dello stesso Eugène Ionesco è partito Vittorio Bonaccorso per la messa in scena di un testo che risulta di un’attualità sconvolgente per il senso di alienazione che ne scaturisce. Due coniugi novantenni sono ogni sera impegnati a rappresentare la tragica farsa della loro stessa esistenza fatta di insuccessi e rimpianti. Unico sollievo le illusioni scaturite dall’abitudinario che scandisce il tempo, conferendogli una ingannevole condizione d’esistere. Una serata diversa dalle altre. Fanno il loro ingresso tanti ospiti, irreali, invisibili, resi concreti solo dalla presenza delle loro sedie. Il vecchio li ha convocati per renderli partecipi del proprio messaggio di salvezza, ma i due coniugi sono sopraffatti dal nulla e, con un drammatico epilogo, si arriva all’amara consapevolezza di un’ineffabilità dell’esistere e dell’incapacità di dare un senso alla vita dell’uomo.

«Noi, i meno forti, siamo così bombardati da pubblicità, notizie, immagini, tutte allo stesso modo importanti da non accorgerci che niente ha significato – spiega il regista Bonaccorso – Siamo circondati da “oratori muti”, i più forti, ma al tempo stesso petulanti che si avvitano su se stessi pensando di essere portatori di messaggi fondamentali». Il capolavoro del genio franco-rumeno rende la vita di una vecchia coppia di coniugi metafora del vuoto che pervade la condizione umana. In un unico atto, “Le sedie” materializza il nulla, lo rende concreto e visibile agli spettatori. Il nulla che riempie la vita dei due protagonisti è lo stesso nulla che riempie la vita umana, un inutile niente di cui, comunque, non riusciamo a fare a meno. «Due sono i modi per liberarsi definitivamente da questo vuoto – continua Bonaccorso – il suicidio o la follia. Il primo, il suicidio, è conseguente alla seconda, la follia, durante la quale ci si rinchiude nella gabbia della propria esistenza sperando che nel ripetere ossessivamente un’azione si possano avere risultati diversi ogni volta che la si compia. E questa gabbia, una sorta di involucro sepolcrale, la riempiamo di fantasmi per popolare il nostro immaginario. Per tale prigione, che ho ricavato dalle sedie stesse e nella quale i due vecchi rimangono vincolati, mi sono servito di un disegno scenico quanto più ordinato possibile. Di solito si rappresentano tali oggetti come vecchi e di vario tipo, io invece avevo bisogno di giocare con il contrasto, così come Ionesco gioca con l’assenza-presenza. Ho immaginato di far scaturire tutta l’angoscia dei due personaggi da una sorta di ordine malato, un contrappunto al loro bizzarro dialogare. Come se alla fine della loro esistenza volessero invano mettere a posto i pensieri, ragionare sull’irragionevole. Così ho sfruttato la combinazione vettoriale del piano cartesiano: orizzontale, verticale, obliquo. Le prime due linee sono presenti rispettivamente nella seduta e nella spalliera delle sedie, la terza è presente nelle finestre e nella porta centrale. Quella orizzontale per me rappresenta il luogo, il reale, lo spazio, ciò che possiamo toccare e che ci dà sicurezza. La linea verticale rappresenta il pensiero, le aspirazioni, l’irreale che invade la vita quando la vita non è più tale. Infine la linea obliqua che rappresenta l’inevitabile, ciò che non si vorrebbe ma che, purtroppo, accade».

Dopo la rappresentazione di giorno 20 gennaio al cine-teatro Lumière, “Le sedie” torna in replica il 21 e il 22 gennaio al teatro Il palco al centro Masd (via Demostene 52). Ingresso euro 10. Info e prenotazioni: 0932.682699 – 0932.686644 – 3393234452 – 3384920769




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