IL TRASFORMISMO È L’UNICO PRINCIPIO INCANCELLABILE DELLA POLITICA ITALIANA

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Era il 1993 l’anno in cui, attraverso un referendum, circa 29 milioni di elettori optarono per un sistema elettorale maggioritario, che risolvesse i problemi di ingovernabilità dello stato e che interferisse con la pratica disgustosa del trasformismo e degli accordi tra i soggetti politici dopo la chiamata alle urne. Gli italiani, pensarono allora, che un sistema ispirato al bipolarismo fosse una soluzione, imponendo di esplicitare prima del voto le alleanze ed i programmi comuni. Ma come sempre accade, ai buoni propositi non seguirono i fatti.

A tutti i proclami dei principali esponenti dei partiti di destra e sinistra, finalmente liberati da un proporzionale causa della mala-politica, si susseguirono i “casi particolari”, le eccezioni, i tradimenti, i ribaltoni. Alla faccia del maggioritario una lunghissima schiera di partiti, dai nomi sempre più lunghi, convincenti e creativi, sono sorti. E dopo si sono evoluti, scissi, trasformati, coalizzati e nuovamente rifondati. Unica costante: i nomi dei deputati, dei segretari, dei principali esponenti.

La creazione dell’ennesimo gruppo autonomo alla Camera (e confermato all’Ars) da parte di alcuni dissidenti dell’Udc, non aggiunge nulla di nuovo. “Popolari per l’Italia di domani” perpetua una tradizione che nessun regolamento o legge elettorale potrà sdradicare, quella del trasformismo. I fantasiosi deputati sono Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo e Peppe Drago, seguiti all’Ars da Rudy Maira, Toto Cordaro, Pippo Gianni, Marianna Caronia, Nino Dina, Fausto Fagone, Orazio Ragusa ( che smentisce con un comunicato stampa.n.d.r.) e Totò Cascio.

Superfluo elencare i partiti che hanno ospitato questi parlamentari, inutile evidenziare i proclami che puntualmente vengono lanciati alla stampa, contenenti tutto ed il contrario di tutto. Inutile, infine, sottolineare la bassa moralità e la mancanza di decenza dei nostri politici poiché essi traggono la loro linfa dai voti, che arrivano sempre, nonostante tutto, a dispetto di tutti. (Laura Curella)

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