Il tema dell’autismo in teatro. Doppio appuntamento da Officinos a Scicli, venerdì e sabato alle 21

“Alberto” è il titolo dell’opera teatrale che sarà portata sulle scene in una doppia serata il 12 e 13 gennaio prossimo, alle 21, nel teatro di via dei Lillà. Testo e regia di Miriam Scala, aiuto regista Gianmarco Castagna. Sulla scena Fabio Guastella e Giuseppina Vivera. Alberto è un ragazzo di 26 anni e ha deciso di raccontare a tutti la sua storia. Alberto custodisce nel suo nome i capitoli fondamentali della sua crescita.

Alberto inizia con la A, A come autismo.

“Ora non cominciate a fare le facce da tragedia perchè ne possiamo parlare tranquillamente, anzi ne dobbiamo parlare con assoluta serenità”. Così con semplicità e naturalezza Alberto racconta della sua ossessiva passione per i colori, della sua naturale diversità dagli altri e di come l’autismo abbia chiaramente segnato il suo percorso di vita, rendendolo a tratti doloroso ed a tratti sorprendente. I personaggi chiave che accompagnano Alberto nel suo cammino sono tre. La madre, Laura, inizialmente impreparata e impaurita di fronte a una situazione che le rivoluziona la vita, sarà poi il punto fermo nel percorso di crescita del figlio. Matilde, la migliore amica di Alberto, che sarà sin da subito la bimba grazie alla quale Alberto supererà i propri limiti. Lo psicologo, che incoraggia dall’esterno Alberto, diventando quasi il suo grillo parlante, affinché possa “applicarsi per trarne grande giovamento!”

I colori. 

Questa passione-ossessione per i colori porta Alberto a non sentirsi
compreso. Il suo tempo è scandito di colori, ogni giorno della settimana ha un colore e in quel giorno tutto ciò che indosserà o toccherà sarà di quel colore. Ovviamente questo determina inevitabilmente una rottura col mondo che lo circonda, tuttavia sarà anche la caratteristica grazie alla quale riuscirà a trovare il lavoro della sua vita.


Riconoscersi.

Ognuno di noi potrà riconoscersi in Alberto, in questa specialità e diversità, nel disagio del non sentirsi compresi, nella difficoltà del non riuscire a superare le proprie paure, ma soprattutto potrà sperimentare l’esercizio di porsi nei panni dell’altro che, esattamente come noi, ha bisogno di sentirsi rispettato e supportato nella sua unicità.

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