Il ritorno dell’ora solare sfasa anche i siciliani

Se nei prossimi giorni soffrirete di insonnia, stanchezza, calo di concentrazione e umore più instabile, con ricadute su lavoro e relazioni personali, tranquilli: saranno alcuni tra gli effetti del ritorno all’ora solare, oltre a sonno e fame a ore sfasate. Alle 3 della prossima notte, infatti, le lancette degli orologi dovranno essere rimesse indietro (o torneranno automaticamente, come nei telefoni cellulari) un’ora prima. 

Domani dormiremo un’ora in più, ma alle 17,30 farà buio e lì cominceranno i problemi per molti di noi. 

Per l’essere umano la luce è un fattore essenziale. Non è un caso che nelle alte latitudini del mondo, dove magari la qualità della vita è molto più alta rispetto alla nostra ma gli inverni lunghi e bui, ogni anno il numero delle persone che cade in depressione è superiore a quelle delle zone più a sud. 

Anche quest’anno, la Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Consumerismo No profit, con il sostegno del Codacons, rilanciano la richiesta di rendere l’ora legale permanente. Tutto l’anno, non soltanto i sette mesi da fine marzo a fine ottobre. Per i favorevoli alla misura, c’è una petizione per chiedere l’ora legale tutto l’anno, già firmata da oltre 350mila persone. 

Si sa che l’ora legale ha effetti benefici sul sistema economico, con circa 90 milioni di euro di risparmi sulle bollette elettriche di aziende e privati cittadini, senza contare alle minori emissioni di anidride carbonica. Dal 2004 al 2025, sempre secondo l’analisi di Terna, il minor consumo di energia elettrica per l’Italia dovuto all’ora legale è stato complessivamente di oltre 12 miliardi di kWh e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro.

Nel nostro angolo di Sicilia, con l’ora legale avremmo tramonti invernali poco prima delle 18 anziché un’ora prima e albe intorno alle 7.15, esattamente come stamani.In tutto questo, un orologio è rimasto fermo. Si tratta della proposta della Commissione europea di abolire l’avvicendamento, presentata nel 2018,convinta che dormire un’ora in più o in meno non dovesse essere materia di vertici e negoziati infiniti. E la consultazione pubblica che ne seguì registrò un record di partecipazioni: 4,6 milioni di risposte, tre quarti dei partecipanti dichiararono di patire il cambio dell’ora e oltre l’80% chiedeva di abolirlo. Più della metà optava per l’ora legale permanente, il 36% per quella solare.

Ma da allora il dossier è rimasto sepolto tra le carte del Consiglio Ue. Non è più stato discusso dal 2019: prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, infine l’oblio. “La proposta è ancora lì – ha ricordato in settimana una portavoce dell’esecutivo comunitario – Crediamo che una soluzione coordinata sia ancora possibile. Ma ora la palla è nel campo degli Stati membri”. Nei giorni scorsi la Spagna ha annunciato di voler riaprire il dibattito. L’Italia dovrebbe seguirla. 

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