Gli investimenti immobiliari e la spesa dei ragusani in tempi di Guerra del Golfo

Il mercato dei mutui in provincia di Ragusa mostra segnali di crescita moderata ma costante, inserendosi in una dinamica più ampia che riguarda l’intero Mezzogiorno. Secondo uno studio della Fabi, la Federazione dei bancari italiani, tra settembre 2024 e settembre 2025 i finanziamenti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni in Sicilia sono saliti da 16,25 a 16,82 miliardi di euro, con un incremento del 3,5%. All’interno di questo quadro regionale, la provincia di Ragusa registra un aumento da 0,94 a 0,98 miliardi di euro, pari a circa +3,3%. Si tratta di una crescita leggermente inferiore rispetto alla media nazionale di alcune regioni più dinamiche – come l’Emilia-Romagna (+4,3%) o il Veneto (+4,2%) – ma comunque significativa in un territorio storicamente caratterizzato da valori immobiliari più contenuti, compresi tra gli 830 e gli 855 euro al metro quadro (una media di 720 euro al metro quadrato a Ragusa città), secondo le stime del portale Idealista.
Il confronto con il resto d’Italia evidenzia infatti un mercato immobiliare a due velocità. Da un lato il Nord mantiene la leadership nei volumi complessivi: la Lombardia da sola supera i 96 miliardi di euro di mutui e il Lazio sfiora i 52 miliardi. Dall’altro lato il Sud mostra le variazioni percentuali più vivaci. Il caso emblematico è la Puglia, che cresce del 4,5% e guida la classifica nazionale della crescita relativa. In questo contesto la Sicilia si colloca in una posizione intermedia: la crescita del 3,5% indica una ripresa della domanda, trainata soprattutto dalle grandi province come Catania e Palermo, ma diffusa anche nei territori più piccoli.
Nel ragusano, tuttavia, il mercato presenta alcune peculiarità. Il costo medio degli immobili resta tra i più bassi d’Italia e questo si riflette anche nell’importo medio dei finanziamenti richiesti. Nel 2024 la cifra media per un mutuo in provincia si è attestata intorno ai 111 mila euro, un valore inferiore rispetto alle grandi città italiane ma in linea con altre aree del Sud. Questo fattore contribuisce a mantenere relativamente accessibile l’acquisto della casa, soprattutto nel segmento delle abitazioni usate, molto diffuso nel territorio.
La domanda di mutui è sostenuta anche da un cambiamento demografico del mercato. Negli ultimi anni è cresciuta la quota di giovani famiglie che si rivolgono alle banche per acquistare la prima casa, mentre le surroghe rappresentano una parte importante delle operazioni, segno che molti mutuatari cercano condizioni più favorevoli per rinegoziare i prestiti già in essere.
Tuttavia, il contesto internazionale introduce elementi di forte incertezza. L’escalation militare nel Golfo Persico ha provocato un aumento significativo dei prezzi energetici e del petrolio, con rialzi immediati sulle quotazioni del greggio e dei carburanti. Gli analisti segnalano che eventuali interruzioni nel traffico marittimo dello Stretto di Hormuz – da cui passa una quota rilevante del petrolio mondiale – potrebbero spingere ulteriormente verso l’alto i costi dell’energia e dei trasporti. Questa dinamica ha effetti indiretti anche sul mercato immobiliare e sul credito. L’aumento dei costi energetici si traduce infatti in una pressione inflazionistica su diversi settori dell’economia, dal trasporto delle merci all’industria alimentare e manifatturiera. In uno scenario simile, le banche tendono a mantenere maggiore prudenza nella concessione del credito e le famiglie valutano con più attenzione l’impegno finanziario legato all’acquisto di una casa.

Nonostante queste incognite globali, la provincia di Ragusa sembra mantenere una certa resilienza. Il basso prezzo delle abitazioni e la dimensione relativamente contenuta dei mutui richiesti rendono il mercato meno esposto alle oscillazioni dei tassi rispetto alle grandi aree urbane. In altre parole, mentre nelle città dove il valore medio degli immobili supera i 300 o 400 mila euro anche piccoli aumenti dei tassi possono frenare la domanda, nel ragusano l’impatto è più contenuto. Il risultato è un mercato immobiliare che cresce lentamente ma con una base relativamente stabile. Se le tensioni geopolitiche e il costo dell’energia non dovessero tradursi in un forte rallentamento economico, la provincia potrebbe continuare a registrare incrementi moderati dei mutui anche nei prossimi mesi, consolidando il trend di ripresa che si sta osservando nel Mezzogiorno. In questo senso, Ragusa rappresenta un esempio di come i territori con prezzi immobiliari più bassi possano reagire meglio alle turbolenze dell’economia globale, pur rimanendo inevitabilmente legati alle dinamiche nazionali e internazionali del credito.
Le tensioni internazionali legate alla guerra nel Golfo Persico hanno provocato un forte rialzo dei prezzi del petrolio, con effetti a catena su diversi settori dell’economia. Il caro energia e l’aumento dei costi di trasporto stanno già producendo ripercussioni sul carrello della spesa, con rincari sensibili soprattutto nel comparto ortofrutticolo. Secondo quanto riportato da un recente monitoraggio dei mercati all’ingrosso, in pochi giorni alcuni prodotti hanno registrato aumenti molto consistenti: il prezzo dei pomodori ciliegini è salito fino al 50%, passando da circa 1,50-1,60 euro al chilogrammo a oltre 2,40 euro, mentre i pomodori ramati sono arrivati a superare i 2,20 euro al chilo. Queste dinamiche hanno un peso particolare proprio per la provincia iblea, dove l’agricoltura – e in particolare la produzione ortofrutticola – rappresenta uno dei principali motori economici. L’area di Vittoria e della fascia trasformata ospita infatti uno dei poli ortofrutticoli più importanti d’Europa, con una forte specializzazione nella produzione di pomodori, zucchine, peperoni e altre colture in serra. L’aumento dei costi energetici e dei trasporti incide quindi direttamente sulla redditività delle imprese agricole e sulla filiera commerciale che ruota attorno al mercato ortofrutticolo.
Mentre il rincaro dei prezzi all’ingrosso può sostenere temporaneamente i ricavi dei produttori, dall’altro lato il rischio è quello di una riduzione dei consumi e di una maggiore instabilità del settore. Le associazioni dei consumatori e alcune organizzazioni di categoria temono infatti che l’inflazione alimentare possa salire fino al 2,5%, con effetti negativi sulla spesa delle famiglie e sulla crescita economica complessiva.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it