GIORNATA DELLA MEMORIA

Giovedì sera in tanti abbiamo seguito con sgomento il monologo “Ausmerzen “ su La7. Di fronte a tanto orrore ci siamo indignati, abbiamo condiviso le parole finali di Primo levi e ci siamo chiesti cosa avremmo fatto noi in quel contesto. In questi casi la responsabilità individuale si diluisce ,quasi a scomparire, e alla fine di un crimine collettivo non si trovano più colpevoli. Questi avvenimenti fanno parte del passato e difficilmente possono ripetersi. Ma è proprio così? Oggi abbiamo una legge Bossi-Fini, che regala soggiorni nelle patrie galere, già affollatissime ed al collasso, agli stranieri  non in regola col permesso di soggiorno. Non hanno diritto di cittadinanza i  loro figli  nati in Italia che a 18 anni diventano clandestini. I rom italiani vengono espulsi, in Piemonte le borse di studio vengono riservate agli studenti autoctoni. La lega nord  propone che insegnanti e Presidi non vengano dalle regioni meridionali. Come possiamo notare, a voler ben guardare, le premesse per una mentalità di chiaro stampo razzista e xenofoba ci sono tutte. Propongo di contestualizzare e leggere nel presente le minacce alla dignità della persona, fermando in tempo l’avanzata di una cultura individualista e discriminante che non ha imparato niente dai genocidi e dalle tragedie del 900. Oltre all’olocausto degli  ebrei, non dimentichiamo i rom,gli omosessuali,i disabili mentali, i dissidenti politici,   gli armeni , ed ancora oggi i clandestini, i giornalisti scomodi, le donne , i cristiani . La battaglia culturale per il rispetto della persona è lunga , si snoda con lentezza nella strada del tempo ed ha bisogno dell’impegno di tutte le persone di buona volontà per non dimenticare il passato e per un presente migliore. Ripropongo ancora il drammatico incipit di “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Con la fiducia che a trionfare alla fine sarà l’umanità migliore

                                                           Franca Iurato

………

Condividiamo tutto della nota di Franca  Iurato con una piccolissima eccezione. Noi che siamo stati nei campi di sterminio dove torneremo il 12 febbraio prossimo possiamo dire a ragione che nessuna, seppur deplorevole, limitazione al diritto e alla dignità umana può essere paragonata sia pure alla lontana ai lager nazisti.

Franco Portelli

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