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Autovelox e stretta della Cassazione: senza omologazione le multe sono illegittime
14 Apr 2026 06:56
Nuovo giro di vite della Corte di Cassazione sull’utilizzo degli autovelox. Con una recente ordinanza dell’8 aprile 2026 (n. 8797), i giudici tornano a ribadire un principio chiave: senza omologazione, le multe per eccesso di velocità sono da considerarsi illegittime.
Una presa di posizione netta, che conferma un orientamento ormai consolidato e che punta a contrastare l’uso indiscriminato di dispositivi non pienamente conformi alla normativa.
Il punto centrale della decisione riguarda la distinzione tra “approvazione” e “omologazione”, due procedure spesso confuse ma profondamente diverse. Solo le apparecchiature debitamente omologate, come previsto dall’articolo 142 del Codice della strada, possono costituire prova valida per accertare le violazioni dei limiti di velocità.
La Cassazione chiarisce inoltre un aspetto fondamentale: circolari e pareri del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non hanno valore di legge e non possono in alcun modo derogare alla normativa vigente. In altre parole, non basta un’indicazione amministrativa per rendere legittimo l’utilizzo di un autovelox non omologato.
La nuova ordinanza smentisce così qualsiasi interpretazione che negli ultimi mesi aveva fatto pensare a un possibile cambio di rotta da parte della Suprema Corte. Al contrario, viene ribadito con forza che l’omologazione è un passaggio obbligatorio e imprescindibile.
Ma non è tutto. Per gli autovelox approvati ma non omologati potrebbe scattare anche il sequestro preventivo. Secondo quanto evidenziato da esperti e associazioni come lo Sportello dei Diritti, si configurerebbero infatti ipotesi di reato come la frode nelle forniture pubbliche e il falso per induzione.
Il nodo riguarda in particolare i contratti di noleggio stipulati con gli enti locali: spesso i dispositivi vengono presentati come “omologati”, mentre in realtà risultano soltanto “approvati”, cioè privi di quel processo tecnico rigoroso che ne certifica precisione e affidabilità.
L’omologazione, infatti, non è un semplice passaggio burocratico, ma una procedura complessa che prevede verifiche tecniche e test approfonditi da parte degli organi competenti, per garantire che lo strumento sia preciso e conforme agli standard richiesti. Diversamente, l’approvazione rappresenta solo una fase preliminare e non sufficiente per l’utilizzo ai fini sanzionatori.
La giurisprudenza, già con precedenti sentenze, aveva chiarito che in caso di contestazione spetta all’amministrazione dimostrare non solo l’omologazione iniziale, ma anche la corretta taratura periodica degli strumenti.
Il messaggio che arriva dalla Cassazione è chiaro: la sicurezza stradale non può essere affidata a strumenti non pienamente certificati, né tantomeno si possono emettere sanzioni senza il rispetto rigoroso delle regole.
Per i cittadini, si apre quindi uno scenario importante sul fronte della tutela dei propri diritti. Per le amministrazioni, invece, l’obbligo di adeguarsi a standard più stringenti, evitando scorciatoie che potrebbero tradursi in contenziosi e responsabilità.
Perché, come sottolineato dagli esperti, non basta moltiplicare i controlli e le multe: serve garantire legalità, trasparenza e affidabilità. Solo così la sicurezza stradale può diventare un obiettivo reale e condiviso.
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