A avviarsi su questa strada è la direzione strategica dell’Asp di Ragusa con il direttore generali che ha istituito questo soggetto che d’ora innanzi avrà la funzione di studiare le emergenze e le criticità che si riscontrano negli ospedali iblei. Una task force composta dai tre direttori dei pronto soccorso di Ragusa, Modica e Vittoria, […]
Al pane casereccio ragusano manca uno come Franco Ruta
10 Gen 2026 08:52
Un articolo tesse le lodi del fufu, il “pane” nigeriano che sta spopolando sui social. Per il Gambero Rosso il fufu è “una pallina bianca, lucida e compatta, che viene ‘pizzicata’ con le dita e usata per raccogliere zuppe dense e stufati fumanti”. Definito “pilastro della cucina dell’Africa occidentale e, in particolare, della Nigeria e del Ghana, è più corretto definirlo impasto” che fa “da cucchiaio” e da “scarpetta nello stesso momento”. “Il fufu è un accompagnamento neutro e sostanzioso, dalla consistenza elastica e gommosa, che si serve caldo e si mangia rigorosamente con le mani (e, per tradizione,con la mano destra). Niente posate: il fufu nasce per entrare in relazione con il sugo, per assorbire, intingere e raccogliere ogni goccia. Il suo sapore è delicato, quasi ‘bianco’: la forza sta nella texture, perché permette di gestire piatti molto ricchi senza rubare la scena”.
Accompagnamento? Impasto utilizzato per intingere? Parole che richiamano al pane casereccio ragusano, un prodotto straordinario che, però, resta confinato nei forni e sulle tavole della provincia e poco più. Il pane casereccio locale è una delle occasioni di business più clamorosamente mancate del panorama agroalimentare italiano. La storia di questo prodotto è antica quanto quella delle masserie iblee. Crosta spessa e croccante color nocciola, mollica compatta e alveolata, profumo intenso, sapore che sa di grano duro siciliano e di mani sapienti. Eppure, chiedete a un milanese o a un romano, e probabilmente non ne avranno mai sentito parlare. Un paradosso in un’epoca dove prodotti ben più ordinari vengono elevati a status symbol grazie al marketing e alla comunicazione digitale.
Food blogger e creator sono bravi a fare diventare qualsiasi cosa a fenomeno virale: è il loro mestiere. Modestamente, nel ragusano abbiamo avuto uno dei migliori food blogger del mondo, Franco Ruta, del quale il 20 febbraio prossimo ricorrerà il decimo anniversario della scomparsa. Ruta è stato l’assoluto protagonista del rilancio del cioccolato di Modica, quando a realizzare le barrette erano rimasti soltanto in tre. Nel 1992, due anni dopo la comparsa della parola “Internet” in Italia, Ruta fece conoscere il cioccolato di Modica con un autentico “porta a porta” presso i giornalisti gastronomici dell’epoca e con ospitate nelle tv nazionali.
Il pane casereccio ragusano resta dentro i suoi confini geografici, consumato e apprezzato da chi ha la fortuna di conoscerlo, ma invisibile al grande pubblico. Non esistono consorzi, non ci sono presìdi Slow Food particolarmente attivi nella sua promozione, mancano eventi dedicati di risonanza nazionale. Soprattutto, manca una figura come Ruta: un visionario capace di vedere oltre il forno di quartiere, un comunicatore che sappia raccontare la storia di questo pane, un imprenditore e ambasciatore culturale che ne faccia un simbolo. Oggi il cioccolato di Modica è conosciuto in tutto il mondo. Soprattutto, ha generato economia: posti di lavoro, indotto turistico, valorizzazione territoriale. Quello che era un prodotto di nicchia è diventato un’eccellenza riconosciuta, un marchio territoriale capace di trainare l’immagine di un’intera città.
La lezione del fufu nigeriano, per quanto apparentemente lontana, è significativa. Un pane della tradizione africana diventa virale perché qualcuno ha saputo raccontarlo, visualizzarlo, renderlo appetibile anche a chi non lo aveva mai assaggiato. I social media hanno fatto il resto, creando una narrazione che va oltre il prodotto: diventa cultura, condivisione, scoperta. Il meccanismo è sempre lo stesso: serve qualcuno che creda nel prodotto abbastanza da investire tempo, energia e creatività nella sua promozione.
Il pane casereccio ragusano ha tutti gli elementi per ripercorrere la strada del cioccolato di Modica. Ha la qualità, ha la tradizione, ha la storia. Ha il territorio, straordinario e sempre più conosciuto. Gli manca solo la voce, il megafono, il visionario che sappia gridare: “Questo pane merita di essere conosciuto”.
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