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Ai domiciliari per droga, assolto: ottiene 17mila euro per ingiusta detenzione
12 Mar 2026 09:04
La storia ha per protagonista un uomo, oggi 45enne coinvolto in una indagine che inizia nel 2017 e che lo porta a processo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Finisce ai domiciliari per 5 mesi in custodia cautelare. Assolto dal Tribunale collegiale di Ragusa, la sentenza diviene irrevocabile a ottobre del 2023 e, assistito dal suo legale, l’avvocato Giovanni Bruno ottiene un risarcimento per l’ingiusta detenzione: poco più di 17mila euro che lo Stato (il Ministero dell’Economia e Finanze) dovrà versargli. La sua è una storia che parte da alcune intercettazioni: linguaggio criptico che induce gli investigatori a ritenere che l’uomo assieme alla sorella e al compagno di lei, fosse coinvolto in una rete di approvvigionamento e spaccio di droga con altre 6 persone. Il compagno della sorella aveva una ditta che si occupava di lavori edili e in alcune frasi colte dalle intercettazioni, l’impressione ricavata era che i “centro metri” voluti da una signora non rappresentassero lavori di tinteggiatura ma un quantitativo di droga al pari di “10 mattonelle”. Il Tribunale collegiale di Ragusa nel mandare assolto l’uomo ritenne non provato il collegamento con traffici di sostanze stupefacenti e che le espressioni potessero essere effettivamente riferibili ad attività edilizie. Oltretutto il 45enne aveva effettivamente svolto, alle dipendenze del compagno della sorella, dei lavori edili nel periodo contestato. Il legale dell’uomo, l’avvocato Giovanni Bruno, una volta divenuta definitiva la sentenza di assoluzione, ha avanzato richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione. Una prima istanza è stata respinta, perché la Terza sezione penale della Corte d’Appello ha considerato che nella condotta dell’uomo, pur assolto, vi fosse una colpa grave, ovvero che il linguaggio criptico fosse voluto e ambiguo. Il 45enne fa ricorso in Cassazione con l’avvocato Giovanni Favaccio e la Suprema corte annulla con rinvio a nuova sezione di Corte d’Appello. Il nuovo giudizio, con il suo legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Bruno, accoglie la domanda: in sostanza l’uomo in fase di custodia cautelare, nulla ricordava di quei dialoghi che gli venivano contestati e nel dibattimento, nessuna certezza era emersa, tanto da mandare assolto l’uomo. “Dagli atti del procedimento penale, emerge che l’uomo è risultato estraneo ai fatti ed ha sin dall’inizio negato ogni addebito”. Ne segue una parte tecnica di quantificazione per 146 giorni di ingiusta detenzione: il risultato è di circa 17.200 euro, il conteggio del risarcimento ottenuto.
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