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Italia sotto il caldo africano: perché questa estate è così estrema e quando cambierà
07 Ago 2026 09:58
L’Italia vive una delle fasi di caldo più intense dell’estate. Il 6 agosto è stata probabilmente la giornata più rovente della stagione non tanto per i valori massimi assoluti raggiunti, ma per l’eccezionale estensione del fenomeno: temperature prossime ai 40 gradi sono state registrate in gran parte del Paese, coinvolgendo regioni settentrionali, centrali e meridionali.
A spiegare il quadro meteorologico è Edoardo Ferrara di 3bmeteo.com, che evidenzia come il caldo abbia interessato praticamente tutta la Penisola con punte di 39-40°C su pianura friulana, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, ma anche sulle aree interne di Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.
Anche Sicilia e Sardegna, pur con qualche grado in meno rispetto ad altre zone, hanno registrato valori elevatissimi con picchi fino a 37-38°C.
Per la prima volta il Ministero della Salute ha emesso un’allerta caldo con bollino rosso per tutte le grandi città italiane, confermando la portata eccezionale dell’ondata di calore.
L’anticiclone africano domina il Mediterraneo da oltre due mesi
Alla base di questa lunga fase di caldo c’è la presenza quasi continua dell’anticiclone subtropicale, spesso alimentato da masse d’aria provenienti dal Nord Africa.
Secondo gli esperti, la situazione è determinata da un blocco atmosferico che mantiene le perturbazioni sull’Atlantico, vicino al Portogallo e alle Azzorre, favorendo la continua risalita verso l’Europa di aria molto calda di origine subtropicale.
Una configurazione che, con poche pause, caratterizza il clima italiano dalla fine di maggio.
Il risultato è un accumulo di calore sempre più importante, con temperature elevate non solo nelle ore centrali della giornata ma anche durante la notte.
Il fenomeno che rende questa estate particolarmente pesante non è soltanto il raggiungimento dei 40 gradi, valori già registrati anche in passato, ma soprattutto la frequenza e la durata delle ondate di calore.
In passato temperature estreme erano episodi più isolati e limitati nel tempo. Oggi invece le incursioni calde si susseguono con maggiore frequenza e coinvolgono masse d’aria già più calde rispetto ai decenni precedenti.
Perché oggi fa più caldo rispetto al passato
Il cambiamento climatico rappresenta uno degli elementi che amplificano queste situazioni. Le masse d’aria che raggiungono il Mediterraneo partono infatti da una base termica più elevata rispetto al passato.
In termini pratici, lo stesso anticiclone africano che negli anni Ottanta e Novanta portava caldo intenso oggi trasporta aria mediamente più calda di circa due gradi.
Questo significa che ogni nuova ondata di calore parte da condizioni già estremamente elevate, aumentando la possibilità di raggiungere valori eccezionali.
El Niño non è la causa diretta del caldo italiano
Tra le domande più frequenti c’è anche quella relativa al possibile ruolo di El Niño. Secondo gli esperti, però, il fenomeno non rappresenta la causa diretta dell’attuale configurazione atmosferica sull’Europa.
La posizione dell’anticiclone africano dipende principalmente dalla circolazione atmosferica euro-atlantica, anche se El Niño può contribuire a mantenere più caldo il sistema climatico globale e favorire condizioni più favorevoli alle ondate di calore.
In sostanza, un’estate così calda sarebbe stata possibile anche senza la presenza di El Niño.
Afa record e notti tropicali: il caldo non lascia tregua
Uno degli aspetti più pesanti di questa fase è il forte disagio provocato dall’umidità. L’aria calda di origine sahariana, inizialmente secca, attraversando il Mediterraneo si arricchisce infatti di vapore acqueo.
Il risultato è una combinazione tra temperature elevate e afa intensa, particolarmente evidente nelle aree costiere, nelle grandi città e lungo la Pianura Padana.
L’umidità impedisce inoltre un efficace raffreddamento notturno, mantenendo alte le temperature anche dopo il tramonto.
Sono state registrate minime di 24-25°C su molte zone, con valori ancora superiori nelle aree urbane e costiere. In alcuni settori del Sud si sono raggiunti valori notturni eccezionali fino a 28-29°C.
Il caldo estremo aumenta il rischio di temporali violenti
Paradossalmente, proprio il caldo intenso può preparare il terreno a fenomeni temporaleschi particolarmente violenti.
L’aria molto calda e umida rappresenta infatti un enorme serbatoio di energia per i temporali. Quando arrivano correnti più fresche in quota, l’instabilità può esplodere rapidamente generando fenomeni intensi.
Il rischio riguarda soprattutto nubifragi, raffiche di vento molto forti e grandinate anche di grandi dimensioni.
Il contrasto tra masse d’aria molto calde e infiltrazioni più fresche può dunque trasformare una fase di caldo estremo in una situazione meteorologica potenzialmente pericolosa.
Mediterraneo bollente: un mare caldo alimenta gli eventi estremi
Anche il Mediterraneo sta giocando un ruolo importante. Le temperature superficiali del mare risultano superiori alla media in molte aree, creando un ulteriore accumulo di energia.
Un mare più caldo significa maggiore evaporazione e quindi maggiore disponibilità di vapore acqueo nell’atmosfera.
Questa combinazione tra mare e atmosfera più caldi può favorire, nei prossimi mesi, fenomeni estremi più intensi, soprattutto durante l’autunno quando arriveranno le prime perturbazioni organizzate.
Il Mediterraneo sta quindi diventando un elemento sempre più importante nel determinare l’intensità degli eventi meteorologici.
Quando finirà il caldo africano? Ferragosto ancora rovente
La fase di caldo intenso non sembra destinata a terminare nell’immediato. Dopo una breve e parziale attenuazione prevista nei prossimi giorni, l’anticiclone africano potrebbe tornare a rafforzarsi nella settimana di Ferragosto.
Gli scenari indicano possibili nuovi picchi di 38-40°C, con valori localmente superiori.
Il vero cambiamento potrebbe arrivare tra il 17 e il 18 agosto, quando masse d’aria più fresca provenienti dal Nord Europa potrebbero favorire un ricambio atmosferico.
Il passaggio potrebbe però avvenire con il rischio di forti temporali e fenomeni intensi.
La tendenza necessita ancora di conferme, ma secondo gli esperti una svolta più significativa potrebbe arrivare nella terza decade di agosto.
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