Neo mamme: tra marciapiedi dissestati e pass rosa ostici Ragusa è una città difficile

Lettere in redazione. Riceviamo e pubblichiamo.
Ragusa ama definirsi una città civile. E, per molti aspetti, lo è davvero. Ma ci sono temi che sembrano dati per scontati, quasi intoccabili. Uno di questi sono le strisce blu. E allora vale la pena fermarsi un attimo e farsi una domanda semplice, forse scomoda: a chi convengono davvero?
Lo faccio da neo mamma, con una bambina di sei mesi, raccontando un’esperienza che dovrebbe essere normale amministrazione e che invece si è trasformata in un percorso a ostacoli.
A maggio 2025, incinta di cinque mesi, richiedo il pass rosa. Un diritto, almeno sulla carta. Già la richiesta si rivela tutt’altro che semplice: uffici inefficienti, informazioni contraddittorie, cavilli burocratici difficili da accettare. Un certificato di gravidanza firmato pochi giorni prima non viene ritenuto valido perché emesso ad aprile, mentre la richiesta è stata fatta a maggio. Una differenza di pochi giorni diventa motivo di blocco.
Nel frattempo, per completare la pratica, mi viene indicato di rivolgermi all’ACI, salvo poi scoprire che dovevo andare alla Motorizzazione di Ragusa per il comodato d’uso dell’auto, intestata al mio convivente e padre di mia figlia. Un dettaglio che, evidentemente, non conta. Conta invece il tempo perso, le energie spese, gli spostamenti inutili — tutto mentre sei incinta.

Poi nasce mia figlia. E qui arriva un’altra sorpresa: il pass va rinnovato. Non è automatico, non è semplice, non è immediato. Mi attivo di nuovo, torno negli uffici, chiedo informazioni. Dopo vari tentativi, ricevo una risposta: il pass è valido fino al 2027. Ma attenzione — dipende dalla società di gestione, che potrebbe cambiare. Quando? Non si sa. A quel punto, mi adeguo. Mi organizzo. Provo a utilizzare questo pass.
Una mattina parcheggio in via Archimede alle 8:30, con il pass esposto. Le strisce blu entrano in vigore alle 9:00. Alle 9:30 trovo la multa. Il mio errore? Non aver indicato l’orario di arrivo. Il pass vale due ore, ma senza quell’orario diventa carta inutile. E poco importa se l’auto era lì da mezz’ora in fascia gratuita.
Pago. Accetto. Torno ancora a chiedere chiarimenti sul rinnovo. Dopo mesi, rinuncio. Mi dico: il pass è valido fino al 2027, mi è stato detto così.
Credevo.
Oggi, ennesima multa: ore 17:43. Avevo parcheggiato alle 17:30. Stavolta il motivo è un altro: la società di gestione è cambiata. Il mio pass, di fatto, non vale più.
Qualcuno dirà: “Si sapeva”. Forse. Ma dove? Sui social. E qui nasce un’altra domanda: può un Comune che si definisce civile affidare comunicazioni così importanti esclusivamente ai social network? È normale che chi non ha Facebook resti semplicemente fuori da informazioni che incidono su diritti e sanzioni?
A questo punto, la domanda diventa inevitabile: il pass rosa è davvero un aiuto?
Nel mio caso, no. In sei mesi sono uscita cinque volte con la macchina. Ho preso due multe.
Colpa mia? In parte sì, lo accetto. Le multe le ho pagate. Non è questo il punto. Il punto è un sistema che, invece di semplificare la vita a una neo mamma, la complica.
E allora mi organizzo diversamente: uscirò a piedi.
Ma anche qui, la realtà non è migliore. E non parlo per sentito dire.
Parlo di via Ugo La Malfa, sotto casa mia. Le foto raccontano più di qualsiasi parola: marciapiedi impraticabili, erbacce, ostacoli, tratti inesistenti. Con un passeggino non è difficile, è pericoloso. Si rischia davvero di finire tra i rovi.
E mentre si fatica anche solo a camminare, la strada è un’altra storia: auto parcheggiate ovunque. In curva, in doppia fila, davanti ai passi carrabili, sopra le strisce pedonali. Senza multe. Senza controlli.
Ma questo non riguarda solo la mia via. È una scena quotidiana, diffusa in tutta Ragusa. E allora il contrasto diventa evidente, quasi fastidioso: dove ci sono le strisce blu, il controllo è preciso, puntuale, inflessibile. Dove invece ci sono sicurezza, pedoni, mamme con passeggini, anziani — il controllo sparisce.

Le strisce pedonali, spesso senza scivoli, diventano parcheggi improvvisati. Attraversare in sicurezza diventa un’impresa. E non dovrebbe esserlo.

E allora torno alla domanda iniziale.
Il pass rosa mi è servito davvero?
O forse, paradossalmente, avrei avuto meno problemi parcheggiando male, come fanno tanti, lontano dalle strisce blu?
Ma a questo punto il tema si allarga. Non riguarda più solo me.
Riguarda tutti.
E allora la domanda vera diventa un’altra: a chi servono davvero le strisce blu?
Servono a Ragusa Ibla, che per gran parte dell’anno resta vuota?
Servono davvero al centro storico di Ragusa?
Io ho dei dubbi. Ma potrei sbagliarmi.
Perché allora succede questo: in via Archimede — una delle strade più importanti e commerciali della città — si trovano decine e decine di parcheggi blu vuoti. Vuoti. E nelle stradine limitrofe? Non si trova posto nemmeno a pagarlo.
Com’è possibile?
Via Archimede non è forse una delle principali arterie commerciali? Non dovrebbe essere lì che si facilita l’accesso, invece di scoraggiarlo?
E allora viene naturale farsi altre domande.
I commercianti cosa ne pensano? Le vogliono davvero, le strisce blu?
E i cittadini? Sono mai stati interpellati oppure le hanno semplicemente subite?
E ancora: quanti soldi generano le strisce blu? Quanti finiscono davvero nelle casse del Comune e quanti restano alla società di gestione? E soprattutto: come vengono reinvestiti?

Perché se le entrate esistono — e sicuramente esistono — allora è lecito chiedersi perché ci siano marciapiedi come quello di via Ugo La Malfa in queste condizioni da anni. Basta chiedere a qualsiasi mamma, a qualsiasi cittadino costretto a muoversi a piedi: attraversamenti difficili, assenza di scivoli, percorsi insicuri.

E allora la domanda finale è forse la più semplice, ma anche la più importante.
Le strisce blu servono davvero a Ragusa? Sono davvero uno strumento utile per la città o sono diventate solo un meccanismo automatico che funziona bene solo in una direzione?

Perché se una città è civile, lo è davvero solo quando riesce a mettere al centro le persone. Tutte. Anche — e soprattutto — quelle che spingono un passeggino.

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