Ragusa boccia la riforma della giustizia: il No vola al 60%. La CGIL: “Vittoria della democrazia”

Un risultato netto, inequivocabile, che consegna alla lettura pubblica un messaggio politico e civile di grande rilievo. La provincia di Ragusa si allinea al dato nazionale e sancisce la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia con una percentuale che raggiunge il 60 per cento dei voti contrari. Un esito che, secondo molti osservatori e rappresentanti del mondo sindacale e sociale, ribadisce la centralità della Costituzione repubblicana e il valore dei principi che ne guidano l’impianto democratico.

Il segnale arriva con chiarezza anche dai risultati registrati nei principali centri della provincia. In particolare a Modica il divario tra le due opzioni appare significativo e fotografa con precisione l’orientamento dell’elettorato locale. I voti favorevoli al “Sì” sono stati 7.239, mentre quelli contrari hanno raggiunto quota 14.914, quasi il doppio. Numeri che testimoniano una scelta netta e consapevole su un tema delicato come quello della giustizia e delle riforme istituzionali.

A commentare l’esito della consultazione referendaria è stato il segretario generale della CGIL di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, intervenuto ieri sera in Piazza San Giovanni a Ragusa nel corso di un’iniziativa pubblica durante la quale sono state distribuite copie della Costituzione italiana ai cittadini presenti. Un gesto simbolico che ha voluto sottolineare il valore della Carta come fondamento della democrazia del Paese.

“Non ha vinto soltanto il No – ha dichiarato Roccuzzo – ha vinto la democrazia, ha vinto la Costituzione della Repubblica”. Nel suo intervento il segretario della CGIL ha evidenziato come il risultato del referendum rappresenti anche un messaggio politico molto chiaro. Secondo Roccuzzo la Costituzione non ha bisogno di essere riscritta ma piuttosto applicata fino in fondo, a partire dal suo primo articolo che definisce l’Italia una Repubblica fondata sul lavoro.

Il voto espresso dai cittadini, ha aggiunto, è un richiamo diretto alle istituzioni e alla politica. “I cittadini, i lavoratori e le forze sociali chiedono di essere ascoltati. Chiedono risposte concrete sui grandi temi del Paese: lavoro, sanità, istruzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Non serve modificare la Carta costituzionale, serve darle piena attuazione”.

Nel corso dell’intervento non è mancato un riferimento alle criticità del sistema giudiziario italiano. Secondo il segretario della CGIL di Ragusa è necessario investire davvero nella giustizia e utilizzare le risorse disponibili per rafforzare il sistema. In particolare Roccuzzo ha richiamato l’urgenza di assumere nuovi magistrati e di stabilizzare i 12 mila lavoratori precari dell’Ufficio del processo, figure che negli ultimi mesi hanno dimostrato di essere fondamentali per accelerare i tempi della giustizia e migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari.

La CGIL di Ragusa ha poi indicato una serie di priorità che, secondo il sindacato, non possono più essere rinviate. Tra queste il contrasto al dumping contrattuale e la cancellazione dei cosiddetti contratti pirata, una riforma della sanità più vicina ai bisogni dei cittadini, maggiori investimenti nel sistema dell’istruzione e una revisione delle norme su appalti e subappalti per ridurre gli infortuni e le morti sul lavoro.

Proprio sul tema della sicurezza il sindacato richiama un dato che continua a preoccupare: in Italia si registra ancora una media drammatica di tre vittime sul lavoro ogni giorno. Una situazione che, secondo la CGIL, impone interventi urgenti e politiche più incisive.

In conclusione Giuseppe Roccuzzo ha rivolto un appello diretto alle forze politiche, in particolare a quelle di maggioranza, chiedendo un cambio di passo nel rapporto con la società e con le parti sociali. “Serve più ascolto, più dialogo e più confronto. Solo così sarà possibile rispondere ai bisogni reali del Paese e ricostruire un rapporto autentico tra istituzioni e cittadini”.

Per la CGIL di Ragusa la consultazione referendaria rappresenta anche un momento simbolico importante. Difendere la Costituzione, spiegano dal sindacato, significa difendere i valori democratici su cui si fonda la Repubblica. Un patrimonio che, oggi più che mai, deve essere trasmesso alle nuove generazioni e custodito come pilastro della vita civile del Paese.

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